Francesco Cavallini

Fiducia. Messaggi positivi. Tutti concetti che si insegnano a Coverciano, ma che è più facile apprezzare nella teoria che mettere in pratica quando si allena una squadra che punta ad essere protagonista in Italia ed in Europa. A certi livelli arriva l’ansia da prestazione ed è a quel punto che si rischia di compiere errori di valutazione, che possono inficiare il lavoro di settimane, o forse addirittura mesi. Eusebio di Francesco lo sa e, nonostante l’impressionante numero di defezioni stagionali della sua rosa, ha trasmesso alla squadra la giusta serenità. Con i comportamenti, certo, ma anche e soprattutto con le scelte.

Ognuno al suo posto, senza stravolgimenti

E quindi se non c’è Manolas gioca Juan Jesus e se per un puro colpo di sfortuna dovesse mancare anche Fazio, beh, niente alchimie, niente esperimenti, niente di niente. In rosa c’è Moreno, che di mestiere fa il centrale di difesa, quindi gioca lui, punto. E poco importa a Di Francesco se per il messicano è l’esordio dal primo minuto, tra l’altro contro una squadra come il Torino, dotata di quattro calciatori offensivi non semplici da controllare. Fiducia, appunto. Molto ben ripagata dal numero 15, che assieme al compagno di reparto è stato il cardine di una difesa abbastanza impegnata ma mai in balia dell’avversario. Il capitano del Tricolor è entrato in campo come se giocasse da sempre con questa squadra. Movimenti perfetti, chiusure puntuali. Facile, no?

Gestione della rosa perfetta

No, non è facile, perchè spesso, nelle gestioni passate, a Roma si è caduti nell’equivoco di una supposta intercambiabilità di ruoli. Negli anni i tifosi giallorossi hanno assistito a soluzioni improbabili, a volte dettate dalla necessità, altre da una certa dose di imprevedibilità che inspiegabilmente colpiva gli inquilini di Trigoria. Imprevedibilità che spesso ha lasciato il segno in senso negativo, portando a coniare e poi a sdoganare il termine fenomenite. Ecco, di certo Di Francesco non ne soffre. Il tecnico abruzzese ha chiesto una rosa di 22 elementi intercambiabili a coppie di due, li ha avuti e, salvo eccezioni come la moria di esterni offensivi, ha sempre cercato di rispettare gli accoppiamenti. Manca una mezzala? Gioca una mezzala. Fuori De Rossi? Dentro Gonalons. Anche perchè escludere qualcuno per schierare un adattato può essere un boomerang, togliendo fiducia a chi non è considerato e scoprendo il fianco alle critiche in caso di sconfitta.

Di Francesco è la Roma, la Roma è Di Francesco

Il Di Francesco pensiero è semplice e immediato. Andate a farsi benedire le nomee di zemaniano (solo cinque reti subite) e di integralista (con almeno tre moduli utilizzati in undici impegni ufficiali), ora il tecnico sta pian piano convincendo del suo operato anche gli scettici più incalliti. E lo sta facendo creando una Roma a sua immagine e somiglianza. Una Roma che vuole imporsi, ma che quando non ci riesce sopperisce con il carattere. Coriacea, dura a morire, cinica il giusto. Insistente nella ferrea intenzione di trovare il risultato, indipendentemente dal modo in cui ciò accade. Una squadra fatta di orgoglio e volontà. Verrebbe quasi da dire, una Roma alla Di Francesco…