Redazione

Dzeko e la Roma in Europa. Un territorio di caccia piuttosto avaro di soddisfazioni per il bomber bosniaco che in Champions ha realizzato appena 9 gol in 37 partite. Una media inferiore al 25%. Più di una partita su quattro. Molto diverso dal ruolino di un campione abituato a timbrare il cartellino una volta su due in campionato.

Tabù champions? Coincidenze sfortunate

Si può parlare di tabù? Più che altro, coincidenze sfortunate. Dzeko è stato protagonista con la Roma nella sfida vinta con il Bayer Leverkusen che spianò la strada verso gli ottavi di finale della competizione. Poi però i gol falliti contro il Real Madrid al Bernabeu ancora gridano vendetta in molti tifosi. Non per rabbia o rancore, anzi: la sensazione comune è che Il Dzeko di questi ultimi mesi non avrebbe sbagliato. Pazienza. Il calcio è bello anche perchè offre in continuazione la possibilità di riscrivere la storia. Quella contro l’Atletico sembra incisa. Pronostico chiuso? Neanche per idea.

Centravanti di peso e manovra

Di Francesco si affida al suo capocannoniere, che nel 4-3-3 non funge da (solo) terminale offensivo. Il gioco di Dzeko è totalmente cambiato rispetto allo scorso anno quando il suo unico compito era finalizzare le azioni costruite dai compagni e partecipare solo marginalmente alla manovra. Il bosniaco era meno uomo squadra e più stoccatore: non doveva attaccare lo spazio, piuttosto giostrare negli ultimi 20-25 metri e sfruttare la palla buona che arrivava spesso dai piedi di Salah o dal lavoro dei centrocampisti. Adesso è tutto diverso: Dzeko arretra e si schiaccia quasi sino al centrocampo per conquistare il pallone e sviluppare l’azione offensiva. I piedi da trequartista lo aiutano parecchio. E Di Francesco gli ha chiesto di sdoppiarsi: resta, di base il finalizzatore, ma anche un centrocampista aggiunto capace di conquistare o ricevere palla e smistarla. Non solo bomber, ma regista offensivo di una Roma che ha bisogno di lui. E dei suoi gol. Se puede? Si può.