Redazione

Le notti in bianco, il bambino che piange, i giri per casa con il passeggino. Ma anche la solitudine nella trequarti avversaria, la mancanza di Salah e Nainggolan che possano dare una mano nell’affrontare le difese, la difficoltà nell’adattarsi a movimenti che, come ha sottolineato il Ninja, non sono semplicissimi da assimilare. Non è solo la nascita del piccolo Dani a scombussolare la vita di Edin Dzeko. Ci sta mettendo del suo anche il cambio sulla panchina giallorossa che, se l’intervista post-partita vale qualcosa, non è stato ancora del tutto metabolizzato dal bosniaco. Che contro l’Atletico fa a sportellate, corre e si danna, ma alla fine sembra Don Chisciotte contro quattro mulini a vento. Che lo circondano e gli tolgono puntualmente la sfera, mentre lui cerca, invano, qualcuno a cui scaricarla.

Un match complicato per l’attaccante della Roma

Nella notte dell’Olimpico quella di Dzeko è forse una delle poche vere insufficienze giallorosse. Non è solamente colpa sua, anzi, l’impegno e la costanza non sono minimamente in discussione. Ma a vedere il match, il bosniaco non ha tutti i torti. Uno dei leit-motiv tattici della partita della Roma sembrava poter essere la ricerca del numero nove, in modo da scavalcare il centrocampo spagnolo e far salire la squadra saltando almeno un tempo di gioco. E in effetti spesso e volentieri si è ricorsi al lancione nella trequarti avversaria, dove altrettanto di frequente Dzeko ha giganteggiato, riuscendo a portar giù la sfera. Fin qui, tutto secondo i piani. Poi però sono cominciate le note dolenti, perchè ogni volta che ha rimesso i piedi a terra, il capocannoniere della scorsa Serie A è stato circondato di maglie gialle, senza riuscire a scorgere all’orizzonte neanche mezzo brandello di tessuto rosso. Risultato, palla all’Atletico e qualche mugugno generale.

Serve avvicinare qualcuno al bosniaco

La partita di Dzeko migliora, paradossalmente, nel secondo tempo, quando la Roma viene schiacciata dagli avversari e Di Francesco è costretto a ricorrere ad una mini-rivoluzione tattica. Fuori Defrel (che spesso si è proposto da centravanti mentre il bosniaco arretrava per aiutare la squadra a salire) e dentro Fazio. Difesa a tre, squadra più compatta e, strano a dirsi, molto più vicina a Dzeko. La nuova sistemazione permette infatti a Perotti di accentrarsi e gravitare attorno alla punta invece di svariare sulla fascia sinistra. E con una mediana molto più folta, anche Nainggolan si può permettere (prima di essere sostituito da Pellegrini) di avvicinare il suo raggio d’azione all’area avversaria, fornendo anche lui supporto alla manovra offensiva. Una boccata d’aria per Dzeko, che non riesce comunque ad essere pericoloso, ma che almeno comincia ad avere qualche opzione in più quando ha il pallone tra i piedi.

Il 3-5-2 o il 4-2-3-1 potrebbero offrire a Dzeko più supporto

L’elasticità dimostrata dal tecnico non può che essere ben accolta dal bosniaco, che ha esternato le proprie difficoltà con una schiettezza disarmante, quasi inattesa. Si sente solo, senza supporto da parte dei compagni, troppo impegnati ad applicare i dettami tattici del tecnico. Soluzione? Attendere che tutta la squadra assimili il nuovo modo di giocare, come ha dichiarato lo stesso bosniaco. Oppure, se si vuole cambiare, la soluzione può stessa sperimentata nei venti minuti finali dell’Olimpico. Un 3-5-2, anzi, addirittura un 3-4-2-1 di mazzarriana memoria, con ben due mezzepunte (verosimilmente Perotti e Schick) a girare intorno al perno offensivo.

In questa maniera Dzeko avrebbe qualcuno con cui dialogare e che potrebbe offrirgli i tanto desiderati palloni giocabili che sono venuti a mancare contro l’Atletico. Oppure, visto che ormai si è capito che il 4-3-3 è un’opzione, ma non un dogma, tornare al 4-2-3-1 dei tempi di Spalletti, sfruttando di nuovo Nainggolan nel ruolo che lo ha consacrato tra i top player europei (e che ha aiutato il numero 9 giallorosso ad andare in gol ben 39 volte nella scorsa stagione).

Di certo Di Francesco darà delle risposte (sul campo o di persona) a Dzeko, che con le sue dichiarazioni scuote in negativo una Roma un po’ rintronata ma soddisfatta del pareggio con l’Atletico. L’importante è che, pur facendo capire al bosniaco che i panni sporchi si devono necessariamente lavare in casa, il tecnico ci vada piano. Al centravanti della Roma vanno infatti concesse perlomeno le attenuanti generiche. Sia per i risultati del passato, che per la situazione attuale. Le notti insonni e i pannolini da cambiare, in fondo, possono anche innervosire più del previsto.