Francesco Cavallini

Nessuno è profeta in patria. Beh, più o meno. Stephan El Shaarawy è nato a Savona e la cosa più vicina ad un’esperienza “in patria”, volendo essere pignoli l’ha fatta al Genoa quando era poco più che un ragazzo. Tre presenze in A, il prestito al Padova e poi la grande occasione. Il Milan. La squadra per cui il Faraone con la cresta ha sempre tifato, sin da bambino. A San Siro si realizza il sogno e cresce un calciatore coi fiocchi, che in due splendide annate si afferma al punto da conquistare la Nazionale. Ma i detti popolari hanno (quasi) sempre ragione e se la Milano rossonera per l’italo-egiziano è una seconda casa, ecco che le cose cambiano.

Un infortunio serio e troppe ricadute

Causa di ripetuti infortuni, con l’incubo che prende le sembianze di una frattura al metatarso. Che a guarire ci mette un po’ troppo. Un mese. Tre. Un anno. Un supplizio per chiunque, ma soprattutto di chi per sentirsi importante all’interno della squadra ha la necessità di scendere in campo e di mostrare ciò che sa fare. Tutto assume altri colori, meno rossi e molto, molto più neri. Trenta partite in due stagioni, poche per brillare. Ed è con la tristezza nel cuore che El Shaarawy lascia Milano, perchè così non si può andare avanti. Mezza stagione al Monaco, con l’umiliazione di non venire più schierato per non far scattare il riscatto obbligatorio. L’altra mezza alla Roma, che gli dà fiducia e lo rimette in sesto. 

Alla Roma ha la fiducia che il Milan non gli ha dato

Una nuova casa. Eppure stavolta il Faraone pare aver trovato davvero la sua dimensione. Gli infortuni continuano a esserci, perchè il fisico è leggero come i passi del numero 92 quando ha la palla tra i piedi. Cose che succedono, come questa estate, quando una fastidiosa lombalgia l’ha tenuto lontano dal campo. Ma ora la schiena è a posto e c’è una sfida importante da affrontare. I demoni del passato, col sapore dolceamaro dell’innamorato tradito, scaricato. Il Milan non ha creduto fino in fondo a El Shaarawy, ha preferito lasciarlo andare. E ha perso un patrimonio tecnico importantissimo, che se valorizzato a dovere può cambiare il corso di una partita in un attimo. Spalletti lo ha capito e lo sa bene anche Di Francesco, che se lo coccola giorno dopo giorno.

El Shaarawy torna da ex, ma senza dente avvelenato

Il presente e il futuro del Faraone sfidano il passato, la malinconia, il cuore. Sì, in questo caso c’è ben poca retorica, quella con il Milan è davvero la partita del cuore di El Shaarawy. Che ha già ferito il Diavolo e che si prepara a farlo ancora, perchè non si può rimanere ancorati a ciò che si era. Ma che come lo scorso anno non esulterà, perchè sotto la cresta, dietro i venticinque anni da compiere, c’è ancora lo spirito del ragazzo innamorato di Kakà, che quando ha visto infrangersi il suo sogno di diventare un campione con la maglia rossonera ha sofferto come non mai. Il peggior periodo della mia carriera, parole sue. Una storia da lasciarsi alle spalle, ma da non dimenticare mai. Come ogni primo amore che si rispetti.