Francesco Cavallini

Il Comandante si riprende le truppe. Le guida con il solito piglio da leader e loro rispondono, con movimenti così perfetti che viene da pensare che più di una vera partita si tratti di una esercitazione, di un allenamento. Il Verona va in fuorigioco ben sei volte. L’Inter si era fermata a cinque, come l’Atletico nella serata di coppa. L’Atalanta ha fatto saltare il banco con sette. Per 23 volte in quattro partite, la linea giallorossa ha intrappolato gli attaccanti avversari. Le tre reti subite dall’Inter nell’arco di dodici minuti falsano un conto che in realtà parla chiaro. La tanto bistrattata difesa della Roma è un bunker.

Fazio contro le perplessità

E a guidarlo, smentendo le catastrofiche previsioni sulla sua impossibilità di adattarsi a questo 4-3-3, è tornato Federico Fazio. La sua estate è trascorsa tra le perplessità dei tifosi ed un certo, seppur velato, pessimismo. Nulla di nuovo, sembra il remake di quella precedente. Fazio giocatore in declino, difensore lento, persino bollito. Poi ci ha pensato l’argentino a smentire tutti sul campo, risultando a paletti il migliore della retroguardia della Roma dei record. Ma la Capitale detiene il primato mondiale di memoria corta e quindi è ricominciata la tiritera. Non può giocare con Di Francesco. Il 4-3-3 non fa per lui. Ha troppo campo alle spalle.

Il leader della difesa della Roma

Dubbi sensati, a tratti condivisibili, ma derivanti da una condizione fisica che per un marcantonio di quasi due metri per novanta chilogrammi non si può mica ritrovare schioccando le dita. Fazio è un diesel, lo scorso anno dovrebbe insegnare qualcosa. E, seppur contro un attacco non proprio irresistibile, il centrale giallorosso è tornato quello che i tifosi hanno imparato a conoscere. Imponente, glaciale e insormontabile. E fondamentale per organizzare la difesa. Che regge (e bene) anche con Juan Jesus al suo posto, ma che senza di lui perde il leader, quello in grado di guidare i compagni che gli sono attorno e di dare il via alla manovra se gli altri sono pressati.

Fuorigioco alto, ma finora perfetto

E il migliore a far salire la linea. Il fuorigioco alto, altissimo della Roma spaventa da morire i cuori giallorossi. Eppure funziona. Funziona al punto che le tre reti subite dall’Inter, quelle che fanno abbassare le valutazioni della retroguardia di Di Francesco, sono tutte arrivate a difesa schierata. E quando qualcuno è riuscito a superare indenne la trappola dell’off-side, la Roma ha sempre limitato i danni, con i recuperi di Manolas o con qualche miracolo di Alisson. Tre clean sheet in quattro match per il portierone brasiliano, segno di salute del reparto. Che ora ritrova il suo Comandante. Quello che comincia l’azione della Roma e termina quella degli altri.