Francesco Cavallini

Ah, se Perotti vedesse anche la porta… Una delle frasi che più di frequente hanno accompagnato l’esperienza giallorossa dell’argentino, uno dei protagonisti di questo avvio di stagione della Roma. Beh, al netto del resto (cioè dribbling, assist e giocate), se Diego Perotti vedesse anche la porta sarebbe il minimo parlare di uno dei migliori calciatori del campionato di Serie A. Il punto è che quel “se” pare non servire più. Il numero 8 giallorosso la porta la vede eccome. Non è più solo il rigorista infallibile e il mago degli assist. Anzi, di rigore ne ha addirittura sbagliato uno e in quanto a passaggi vincenti è fermo a quello di Benevento per Dzeko.

Ora Perotti la porta la vede sul serio

Ma ha iniziato a tirare e, soprattutto, a segnare. Gli si rimproverava spesso, soprattutto durante la passata stagione, di non provare abbastanza la conclusione. E dire che negli anni passati al Siviglia e al Genoa qualche bel gol dalla distanza Perotti lo aveva regalato. Ma a Roma, complice una filosofia di squadra volta quasi ad entrare in porta con tutta la sfera, i tiri dell’argentino si contavano sulla punta delle dita. Meglio servire un compagno o al massimo provare la soluzione di precisione. Un’abitudine ormai, al punto che la rete che lo scorso maggio ha regalato la Champions diretta ai capitolini ha preso di sorpresa quasi tutti. Ed il commento è stato pressochè unanime: allora Perotti sa segnare anche su azione.

Sa farlo e pare davvero averci preso gusto. Che il ventinovenne di Moreno avesse cominciato a prendere la mira se ne era già accorto Handanovic, ma il palo sinistro della porta sotto la Curva Sud segnalava la necessità di affinare la balistica. Così come lo specchio della porta di Stamford Bridge, mancato di un soffio dopo un’azione personale insistita. Ma del tipico calciatore argentino, Perotti porta con sè la perseveranza e al ritorno con il Chelsea si è finalmente meritato la soddisfazione della rete da lontano, trafiggendo Courtois con un destro secco dal limite dell’area. Una soluzione che non sembrava appartenere al repertorio del numero 8, ma che invece va ad aggiungersi ad un arsenale già parecchio competitivo.

Tecnica sopraffina e imprevedibilità

Perotti non ha affinato del tutto la capacità di attaccare la profondità, di lanciarsi negli spazi, ma gli basta ricevere la palla sui piedi per creare il panico tra i difensori avversari. La tecnica nello stretto gli permette di saltare l’uomo con facilità e di trovarsi spesso in situazione di relativa libertà, con la palla saldamente attaccata ai piedi. E se prima i difensori potevano preoccuparsi di coprirgli le linee di passaggio, lasciando al portiere l’incombenza di una eventuale conclusione, ora forse cominceranno anche a chiudergli gli angoli di tiro. La rete del 2-4 contro la Fiorentina è esemplare in questo senso. Ricevuta palla sul sinistro, in teoria il piede debole, invece di crossare basso per Dzeko, Perotti colpisce sul primo palo e fulmina Sportiello. Due reti su azione nelle ultime due partite. Quanto basta per pensare a un nuovo corso.

E a questo punto, aggiungendo anche la soluzione personale al dribbling, alla tecnica e alla visione di gioco, Di Francesco si ritrova tra le mani un calciatore potenzialmente ancora più devastante, in grado di spaccare le partite mettendosi al servizio dei compagni, ma anche caricandosi la responsabilità della finalizzazione sulle spalle. Volendo fare un paragone con il basket, Perotti si è trasformato da playmaker all’antica in una moderna shooting guard. Passa quando deve, tira quando può e continua a deliziare il pubblico con le giocate che lo hanno contraddistinto nella sua esperienza giallorossa. Nei trenta metri finali, è un giocatore imprevedibile e incontrollabile. E, guarda caso, è anche argentino. Non è quindi un caso che a Trigoria si cominci a respirare una sicurezza nuova. Perchè se Perotti diventa…Diego, per questa Roma c’è da divertirsi.