Francesco Cavallini

Scusate il ritardo. Giusto sei mesi, settimana più, settimana meno. Doveva tornare a febbraio Alessandro Florenzi, inizi di marzo, a tenersi larghi. Ma poi il ginocchio sinistro, lo stesso operato a fine ottobre 2016, ha fatto di nuovo crac. E bisogna ricominciare. La clinica, l’operazione, la riabilitazione. Roba pesante, capace di buttare giù chiunque, anche un ragazzo ottimista e coraggioso come il numero 24 della Roma. Ci sono stati momenti brutti, il dolore e la paura avranno di certo bussato alla sua porta. Ma a guardarlo oggi non si direbbe, con quel sorriso contagioso e la voglia di parlare, ridere e scherzare, anche dopo novanta minuti interi. Riposo? Parola sconosciuta a casa Florenzi. Se sto bene, gioco. Dove? Ovunque.

Leader della Roma, dentro e fuori dal campo

Alessandro Magno ricomincia da dove si era momentaneamente fermato, dalla fascia destra. E un alieno capitato per caso all’Olimpico non sospetterebbe mai che quel grillo che corre da un punto all’altro del campo è appena tornato non da uno ma da due lesioni del crociato. Dribbling, cross, un assist pennellato a Dzeko e tanto fiato. Il Florenzi che tutti ricordavamo. Anzi no. Ora il ragazzo di Vitinia ha qualcosa in più. Si chiama responsabilità, perchè dal ventotto maggio, dall’addio di Francesco Totti, tocca a lui, anzi, tocca anche a lui portare avanti la tradizione del calciatore romano e romanista, il tifoso in campo. Non è un caso, non può esserlo, che il suo sostegno maggiore durante i mesi bui sia stato Daniele De Rossi. Stessa pasta. Figli di Roma. Capitani. Bandiere.

Florenzi è cresciuto e la Roma ha bisogno di lui

E torna da leader Alessandro Magno. Non è più Ale, non solo. Il ragazzo che correva in tribuna ad abbracciare la nonna è diventato uomo, attraverso un dramma sportivo che ti può spezzare le ali, ma che nel suo caso l’ha aiutato a crescere. È un Florenzi nuovo, sempre più conscio del suo valore e della sua importanza per questa Roma. Che con lui in campo si è trasformata, ha trovato un dinamismo che sembrava aver dimenticato. Kolarov si è potuto prendere una giornata di riposo, la fascia destra ha lavorato per due, tra gli allunghi del numero 24 e le progressioni di Under, un altro che pare aver addosso l’argento vivo. E adesso questo Florenzi, chi lo toglie più? Di Francesco se lo gode, sa bene che un Florenzi in più nel motore garantisce soluzioni tattiche infinite. Terzino, esterno alto, mezzala. Dove lo metti, fa bene. In ogni ruolo sa rendersi indispensabile. E lui si è già messo a disposizione, perchè la Roma viene prima di tutto.

L’ennesimo 16 settembre da ricordare

E c’è un qualcosa di poetico nel vedere di nuovo Florenzi calpestare l’erba dell’Olimpico, contro il Verona, in un giorno di metà settembre. Il 16, per la precisione. Il numero di De Rossi, che neanche a dirlo porta fortuna all’amico e compagno, in qualsiasi ruolo Ale decida di giocare. Era il lontano 2012, la Roma di Zeman cadeva in casa contro il Bologna, nel più zemaniano dei match, da 2-0 a 2-3. Ma in quella sconfitta c’era un sorriso, quello di una giovane mezzala alla sua seconda rete consecutiva in giallorosso. L’anno successivo la Roma di Garcia tornava da Parma con la terza di dieci vittorie consecutive. Una rete porta la firma di un esterno destro con il numero 24. E passiamo al 2015, quando un terzino ventiquattrenne ha deciso di segnare la rete dell’anno, trafiggendo il Barcellona di Messi da una cinquantina di metri. Così, per vedere l’effetto che fa. E poi l’ultimo di tanti 16 settembre da ricordare. Quello del ritorno. Un nuovo inizio, per una carriera già importante, ma che può e deve ancora regalare altre soddisfazioni a Florenzi, con la maglia della Roma e con quella della Nazionale. E allora vai, Alessandro Magno, corri e combatti come sai fare. E non preoccuparti. Anche solo con un sorriso, sai bene come conquistare tutti.