Francesco Cavallini

Per la Roma, ma anche per la nazionale di Ventura, Alessandro Florenzi è una risorsa inestimabile. Corsa, sacrificio, duttilità e un piedino niente male, che non guasta mai. Il giocatore moderno, capace di ricoprire molti ruoli senza mai perdere in qualità e quantità. Un calciatore così è il sogno di qualsiasi allenatore ed Eusebio Di Francesco, che sull’intensità e sulla capacità di corsa ci punta molto, non può certo fare eccezione. Da quando il vice-capitano giallorosso è tornato a disposizione, il tecnico l’ha già sperimentato in due delle tre posizioni in cui il suo numero 24 rende meglio. Terzino destro ed esterno d’attacco, sempre sulla sua fascia di competenza. E probabilmente lo avrebbe anche provato a centrocampo e, perchè no, persino da qualche parte a sinistra, se non fosse arrivata un’indicazione dello stesso calciatore.

Un jolly prezioso, ma ormai con un ruolo preferito

Che sì, può giocare ovunque, ma essendo umano (anche se a vedere la sua resistenza a volte non si direbbe) ha delle preferenze. Le ha espresse al suo allenatore e Di Francesco ha diligentemente preso nota, ben sapendo che se dovesse decidere di cambiargli posizione non riceverebbe mai risposta negativa, ma che se Florenzi ha un ruolo che sente più suo è anche giusto sfruttarlo di più in quel frangente. Qual è questo ruolo? Il tecnico non ha rivelato il segreto, ma ha chiosato che non era quello in cui vedeva meglio applicate le caratteristiche dell’azzurro. Probabile che l’allenatore della Roma volesse sfruttare il suo jolly a centrocampo da mezzala, ma il ritorno in campo ha cambiato le carte in tavola.

Da terzino Florenzi offre più varianti tattiche…

Una partita da applausi da terzino e uno scampolo non troppo convincente da esterno alto. Ma se questi cento minuti dicono qualcosa, è che a Florenzi non è servito altro per fare una scelta. Ormai si sente terzino, ruolo che ricopre più o meno stabilmente da tre stagioni. Questione di abitudine, di meccanismi e di punti di riferimento. La fascia è ormai casa sua e tornare in mezzo al campo, dove per esempio lo schierava Zeman, non è una necessità, anzi. Resta però il dubbio. Esterno alto o basso? Qui entra in gioco l’utilità che il calciatore sente di poter avere per la squadra. Il Florenzi esterno alto segna, fa assist e partecipa alla manovra. Ma non quanto il Florenzi terzino. Che forse segnerà di meno, ma che permette alla Roma delle varianti tattiche da non sottovalutare.

…ed è entrato a pieno nei meccanismi del ruolo

Le sgroppate del numero 24 sono ormai nei cuori dei tifosi della Roma e spostare il suo raggio d’azione rischia di limitarle. Certo, Florenzi si stancherebbe di meno, ma con meno campo a disposizione avrebbe anche meno spazio per puntare l’uomo e scattargli alle spalle, chiudendo la triangolazione con la mezzala o con l’ala destra. Nel 4-3-3 di Di Francesco spesso l’esterno alto è il vertice intermedio di questi triangoli e Florenzi sa bene che in quella posizione può certamente essere utile, ma non come quando parte da più lontano. In tre anni da terzino ha preso punti di riferimento visivi, oliato meccanismi che ora vengono più che naturali e fatto suo un ruolo a cui molti non lo vedevano adatto. Un patrimonio che nè il calciatore nè tanto meno il tecnico possono e vogliono disperdere. Ovviamente con il ritorno a pieno regime di Karsdorp non sarà raro vedere Florenzi mettersi a disposizione in altri ruoli, ma almeno ora l’equivoco tattico si è risolto. Il vice capitano della Roma può giocare e giocherà ovunque. Ma se ci sarà spazio sulla destra, tornerà a quella che ormai è casa sua.