Francesco Cavallini

Vorrei, ma non posso. Anzi, potrei, ma non riesco. Il momento della Roma è riassumibile in una metafora che casca a pennello: la squadra di Di Francesco è una lupa in gabbia, potenzialmente letale ma che è giocoforza costretta a non esprimere fino in fondo le proprie capacità. Per valori tecnici, la rosa giallorossa è certamente tra le migliori del campionato, con una profondità di uomini maggiore di quella del Napoli e una qualità che si attesta ai livelli delle grandi favorite per lo Scudetto. Il problema, finora, è stato il responso del campo. Dove la Roma, per qualche motivo, sembra giocare con il freno a mano tirato.

Troppi infortuni muscolari

Paura degli infortuni, certo. Difficile non parlarne quando arriva tra capo e collo l’undicesimo infortunio muscolare della stagione, che tra l’altro terrà Manolas fuori per un bel po’ nel mese forse decisivo per le ambizioni giallorosse. Problema di condizione atletica? Sì. E no. Perchè attenzione, la Roma corre e tiene il campo fino al novantesimo. La riprova sono gli ultimi venti minuti di San Siro e dell’Olimpico, in cui la squadra ha dimostrato di non subire troppo la fatica del match e, sfruttando il fisiologico calo di chi aveva di fronte, ha effettuato un forcing finale che con il Milan ha pagato e con il Napoli ha rischiato di portare i suoi frutti.

Preparazione atletica buona, ma che non permette strappi

La Roma corre e regge, ma, nonostante si giochi nell’arco di novanta minuti, una partita non è soltanto una maratona. Un buon passo uniforme, senza cambi di velocità, aiuta ma in certi casi non serve a molto. Soprattutto in un 4-3-3 come quello di Di Francesco, che è potenzialmente devastante se le giocate sono effettuate a ritmi forsennati, ma che diventa altrettanto prevedibile e sterile se applicato con tempi lenti. Non è un caso che le cose migliori viste nella notte di Roma-Napoli si siano viste quando gli schemi sono un po’ saltati, con Fazio a fungere da torre aggiunta e più libertà individuale per Perotti sulla sua fascia di competenza.

Questa Roma può solo crescere, ma deve farlo in fretta

A differenza di ciò che si può credere, questa Roma è forte. Ma ancora incompleta, nel senso che chi è arrivato nel mercato estivo (Karsdorp e Schick su tutti) si è visto poco per problematiche fisiche. Che la squadra deve scrollarsi di dosso quella fastidiosa patina, che non permette di scoprirne il reale valore ma che, nonostante tutto, non le ha impedito di collezionare comunque quindici punti (con un match da recuperare rispetto alle altre). Che manca uno scatto a livello di condizione fisica, nel vero senso della parola. Uno strappo, metaforico e letterale (e si spera non muscolare), in grado di restituire alla Roma la brillantezza che finora non si è quasi mai vista, cancellando la sensazione che aleggia su Trigoria, quella di non riuscire a dare quanto si potrebbe. Insomma, questa squadra può solo crescere. Basta aprire la gabbia in cui la Lupa giallorossa è rinchiusa e lasciarla libera di mostrare il suo potenziale. Bisogna farlo in fretta però. Questo campionato potrebbe non aspettare.