Redazione

Si fa male Karsdorp (a cui praticamente tutta la rosa giallorossa ha rivolto un pensiero attraverso i social network), ma a rimetterci di più è Patrik Schick. Come è possibile? Che l’assenza del terzino olandese possa costringere Florenzi ad arretrare nei quattro dietro più o meno definitivamente o permettere a Bruno Peres di vedere più spesso il campo è logico. Ma il fatto che il suo infortunio debba avere ripercussioni sull’impiego dell’attaccante ceco può a prima vista scatenare qualche dubbio. Ma, almeno a ripercorrere le dichiarazioni di Di Francesco, pare proprio che possa essere così.

Schick, esterno…poco esterno

Il primo grande quesito (escluse le condizioni fisiche) sull’ex Samp riguarda il ruolo. Non è un esterno destro, ma almeno secondo le statistiche è lì che gravita nella maggior parte del tempo trascorso in campo. Se è vero che Schick da esterno può tranquillamente giocare, resta comunque un esterno molto atipico, particolarmente votato al taglio verso il centro per scatenare il sinistro al fulmicotone. Tutto ciò a Di Francesco non può certo dispiacere, ma lo rende abbastanza simile (almeno per attitudine tattica) al suo compagno di reparto, Diego Perotti, escluso il feeling con la rete che non sembra proprio essere tra le caratteristiche dell’argentino e che invece il ceco possiede eccome. Insomma, due esterni…poco esterni.

Una Roma con il trequartista?

Ed è proprio in quella zona di campo che Di Francesco stava lavorando. Lo spostamento di Nainggolan molto più vicino a Dzeko per fungere da seconda punta era un esperimento che, come lo stesso tecnico ha confessato, doveva spianare la strada al rientro di Schick. Il 4-3-3 della Roma, nell’idea dell’allenatore, avrebbe quindi dovuto trasformarsi in un 4-3-1-2, con Perotti a fungere da trequartista e Schick a fare il partner del collega bosniaco, che tra l’altro con accanto un altro attaccante ha sempre storicamente reso meglio. E meglio rispetto a 39 reti può potenzialmente significare molto. In alternativa c’era anche in cantiere l‘idea di provare l’albero di Natale, con Perotti e Schick entrambi sulla trequarti per servire meglio il Cigno di Sarajevo.

Karsdorp doveva essere il perno della nuova disposizione tattica

Che colpa ne ha Karsdorp se tutto questo lavoro dovrà probabilmente andare in soffitta per un po’? Brutto a dirsi, ma si è infortunato. Già, perche Karsdorp, assieme al dirimpettaio Kolarov, era la chiave di volta di questa disposizione tattica, che per forza di cose sposta l’equilibrio della squadra più verso il centro, snaturando la vocazione laterale del 4-3-3. E per coprire le fasce in due (terzino e intermedio di centrocampo) ci vogliono polmoni grandi, come quelli dell’olandese e del serbo. Polmoni che, ad esempio, avrebbe anche Florenzi, ma che almeno al momento sono messi a dura prova dal rientro a mille all’ora dopo quasi un anno di stop.

Quando l’azzurro sarà al cento per cento, questa idea di gioco potrà essere sperimentata. Ma se su quella fascia dovesse esserci Bruno Peres, che in fase difensiva sembra, a volte, un po’ svagato, qualcosa potrebbe cambiare. Gli equilibri, in primis. Di Francesco, che è attentissimo e bravissimo a non alterarli, potrebbe quindi scegliere di optare di nuovo per un vero esterno di destra, che possa aiutare il brasiliano in fase di non possesso. E quindi quando verrà schierato, il numero 14 dovrà impegnarsi anche parecchio nel lavoro di copertura.

Insomma, l’infortunio di Karsdorp è una bruttissima tegola per il terzino, ma anche un intoppo per Di Francesco e per Schick. Con la differenza che il tecnico e il cecbo potranno studiare delle contromisure da mettere in pratica in breve tempo. Per lo sfortunato olandese, purtroppo, se ne parlerà nel 2018.