Francesco Cavallini

Tra gli undici (anzi, quattordici contando i cambi) giocatori della Roma, c’è qualcuno che la sua partita a San Siro l’ha vinta eccome. Se è vero l’adagio secondo cui una parata importante vale come un gol, Alisson esce dalla Scala del Calcio con almeno un 3-1 a suo favore, nonostante alla fine il colpo di testa di Vecino abbia posto fine alla sua serata di grazia. Una prestazione che conferma, qualora ce ne fosse bisogno, il brasiliano come forse il miglior estremo difensore della Serie A e giustifica anche le attenzioni pressanti di grandi club, abbagliati dal suo stato di forma e dalle doti tecniche e atletiche del portierone.

Alisson, fenomenale con le mani…

E dire che gli interisti ci hanno provato davvero in tutte le maniere e che anche Fazio ad un certo punto ha attentato alla prontezza di riflessi del suo numero uno con un retropassaggio vagamente suicida. Eppure qualsiasi pallone è passato anche per caso nell’area piccola della Roma è stato respinto o agguantato, almeno fino al minuto ottantasei. Il conto aperto del brasiliano è sembrato con l’argentino Icardi, in un duello appassionante che rischia di essere una bellissima anteprima del mondiale in Russia. Se il gol numero 100 del puntero interista è stato rimandato, il merito è solo ed esclusivamente di Alisson, che si è arreso solo quando davvero non poteva più fare nulla.

…ma anche con i piedi

Bravo con le mani, ma anche con i piedi, dato che spesso e volentieri l’azione della Roma, come spesso accade, è iniziata da lui. Come quella del gol di El Shaarawy, scaturito da un intervento errato di Santon, ma nato da un rilancio chirurgico di Alisson, che da cinquanta metri riesce a mettere il pallone esattamente nel punto in cui il difensore dell’Inter non ha la possibilità di arrivare senza far rimbalzare la sfera. E i puristi del fantacalcio si stanno già scervellando per capire se al portiere giallorosso verrà calcolato l’assist, che nella valutazione andrebbe a colmare la rete subita, quella sì, non certo per colpa sua. I tre punti sarebbero stati per buona parti suoi. Il punto, beh, anche.

Roma a metà, solo quarantacinque minuti a buon livello

Il resto della squadra mostra qualche incoraggiante miglioramento in fase di pressing per tutto il primo tempo, salvo poi regredire a quella di Bergamo per i restanti quarantacinque minuti. Due tiri in porta in tutta la partita e un secondo tempo passato per gran parte nella propria metà campo non sono ottimi biglietti da visita per il proseguo del campionato. La Roma si è abbassata troppo, regalando il pallino del gioco all’Inter senza mai riuscire a ripartire, anche per una condizione fisica che nel secondo tempo ha cominciato a segnalare una preoccupante spia rossa. Grazie al suo portiere stava per portare a casa una vittoria che avrebbe fatto morale e regalato uno sprint in più per le due sfide ravvicinate contro la Sampdoria. E invece per ritrovare serenità e soprattutto i tre punti, bisognerà non sbagliare a Genova.