Francesco Cavallini

L’uomo d’acciaio. Indistruttibile ed inossidabile. La fatica riga il volto di tutti, ma il suo no. Aleksandar Kolarov continua a correre, come se non sapesse fare altro nella vita. E invece non è così. Contrasta, crossa, tira, all’occorrenza può impostare il gioco e volendo prepara pure il caffè. Non c’è da meravigliarsi che Di Francesco non lo tolga dal campo neanche sotto minaccia. Il serbo è arrivato, si è beccato senza problemi la mini-contestazione di parte della tifoseria, che invece adesso lo ama senza distinguo, e soprattutto si è preso la Roma e la fascia sinistra.

Kolarov sempre in campo

Con buona pace di Juan Jesus e Hector Moreno, che, mentre Emerson Palmieri è ancora in fase di recupero dal grave infortunio di maggio, in teoria sarebbero le alternative a disposizione sull’out mancino. Ma dalla teoria alla pratica il passo è particolarmente lungo, perchè non c’è turnover che tenga, Kolarov gioca, punto. Quattro partite, 360 minuti più recupero, tutti con la stessa intensità. Bollito? A occhio proprio no, anzi. Le preoccupazioni che solitamente accompagnano l’arrivo di un calciatore oltre i trent’anni non sono mai state più sbagliate. Il serbo è un calciatore integro e funzionale al progetto e alla squadra.

Abituato a giocare molte gare

Gioca anche quando a più di qualcuno, tra piccole noie muscolari ed una rotazione che in una rosa di ventidue e più elementi è anche salutare, viene concesso un turno di riposo. Ma a Kolarov il riposo non serve. È abituato all’intensità e alla mole di partite del calcio inglese, i sette lunghi anni al Manchester City (a proposito, due Premier League, una FA Cup e due Coppe di Lega vinte da titolare e protagonista) hanno finito di forgiare un calciatore e un uomo che del lavoro e dell’impegno ha fatto il suo credo. Un perfetto professionista: serio e rispettoso delle regole, ma anche capace di farsi sentire quando serve.

Sente la fiducia dei compagni

Lo si vede anche dal campo. I compagni lo cercano, gli affidano la palla, come si fa al campetto con quelli evidentemente più bravi degli altri. Diamola a lui e andiamo sul sicuro. Anche i calci piazzati, croce e delizia della Roma degli ultimi anni, hanno trovato un nuovo padrone. Fiducia più che ripagata dal serbo, una rete all’esordio contro l’Atalanta e finalmente, dopo l’interregno seguito all’addio di Pjanic, l’impressione che la Roma possa di nuovo essere pericolosa su palla inattiva. Anche per questo Kolarov non esce mai. Ma soprattutto perchè l’acciaio non si scalfisce, neanche sotto parecchie sollecitazioni.