Matteo Muoio

La Roma è una delle favorite per la vittoria di questa Europa League, l’andata dei sedicesimi contro il Villarreal lo ha messo in chiaro. Ora, agli ottavi, i giallorossi dovranno vedersela con il Lione. Un solo precedente tra le due squadre, sempre agli ottavi però di Champions, dieci anni fa. Erano due realtà molto diverse da quelle odierne. Per i giallorossi era il primo ciclo Spalletti, la squadra collezionava secondi posti – dietro l’inarrivabile Inter – e complimenti nonostante le ridotte possibilità d’investimento della gestione Rosella Sensi: la Roma di Totti falso nueve e scarpa d’oro, per capirci, del miglior De Rossi e Aquilani, di Perrotta trequartista-incursore, di Mancini – Taddei come pure di Tonetto e dei vari Virga, Faty, Wilhelmsson e Mauro Esposito, componenti di una panchina corta e povera di qualità. Il Lione invece cannibalizzava la Ligue 1 da anni, a fine stagione sarebbe arrivato il sesto titolo consecutivo. Una squadra fortissima, ricca di campioni come Abidal, Juninho, Malouda, il miglior Tiago, Toulalan e i giovanissmi Benzema e Ben Arfa. I francesi partivano, infatti, coi favori del pronostico e il passaggio dei giallorossi venne celebrato come un’impresa nei nostri confini. Dopo lo 0-0 dell’Olimpico la banda di Spalletti si impose allo Stade de Gerland per 2-0 con le reti di Totti e Mancini. L’infinito doppio passo con cui il brasiliano ubriacò Clerc è storia. Stavolta la Roma parte coi favori del pronostico: sebbene i giallorossi, ad oggi, facciano ancora la parte di eterna seconda, Spalletti nell’ultimo anno è riuscito addirittura a migliorare il suo score in termini di punti ( 86 nel 2016 ). La sua squadra, da bella e incompiuta, è diventata bella e concreta.  Il Lione invece, dopo anni di oblio, da qualche stagione è tornato a respirare aria di grande calcio grazie ad un’incredibile generazione di talenti allevati in casa, quella nota come les enfants du pays: per intenderci, i vari Lacazette, Lopes, Fekir e Tolisso . Reduce da due secondi posti in Ligue 1 ( nel 2014-2015 sfiorò il titolo ), quest’anno dovrà probabilmente accontentarsi del quarto posto, visti i 13 punti di distanza dal Nizza terzo.

Lione: punti di forza

La doppia sfida ai sedicesimi contro l’AZ, con 11 gol realizzati tra andata e ritorno, parla chiaro: il Lione gioca bene e ha un potenziale offensivo enorme. Il pericolo numero 1, manco è dirlo, è il bomber Lacazette: dal 2013 ha una media di 25 gol a stagione (quest’anno è già a 26). Rapido, tecnico, letale sotto porta; fra i 6-7 migliori attaccanti del continente, sta vivendo probabilmente gli ultimi mesi a Lione. A giugno scatterà l’asta milionaria tra le big d’Europa. Si è ritrovato pure Fekir, il genietto franco-algerino che a inizio carriera veniva visto come il futuro 10 della Francia. Lo scorso anno rimase fuori quasi tutta la stagione per la rottura del crociato, ora è tornato ad incantare: basta dare uno sguardo ai 5 gol rifilati all’AZ. A gennaio, poi, è arrivato Depay dallo United. Davanti i francesi fanno paura. A centrocampo comanda ancora Gonalons, ex obiettivo di mercato del Napoli. Vicino al nazionale francese, la qualità di Tolisso e Sergi Darder: il nome del primo rimbalza ad ogni sessione in ottica Juve ( non fosse per i 30 milioni richiesti da Aulas), lo spagnolo è arrivato dal Malaga per dare corsa e fosforo .

Roma-Lione-europa league

Alexandre Lacazette contro Bonucci nella fase a gironi della Champions

PUNTI DEBOLI

Dietro le cose non vanno benissimo. I 31 gol subiti in Ligue 1 hanno allontanato il Lione dalle prime tre piazze. La colonna Umtiti, accasatosi in estate al Barcellona, è stato rimpiazzato da Nkoulou e dal giovane argentino Mammana, preso dal River per 10 milioni. Il primo sta accusando i soliti problemi fisici che ne hanno limitato il rendimento nelle ultime stagioni ( appena 13 presenze in tutte le competizioni ), mentre il secondo ( classe ’96 ) sta scontando il classico periodo d’adattamento al calcio europeo. Dietro di loro c’è un giovanissimo, Diakhaby (classe 97), e proprio un ex Roma, Yanga-Mbiwa. Sugli esterni, a destra l’ex capitano del PSG Jallet sembra aver fatto il suo tempo, mentre a sinistra l’ex Manchester Rafael sembra non aver ancora imparato a difendere. In porta, invece, il nazionale portoghese Lopes è sempre una garanzia.

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Anthony Lopes, campione d’Europa con il Portogallo