Luigi Pellicone

Una Roma bella a metà, contro la Juventus. La sfida di ICC lascia in eredità alcune sensazioni. In primis, la mano di Eusebio Di Francesco. Un’impronta forte, che va ancora assimilata sino in fondo. Poi, il recupero di alcuni elementi che sembravano dimenticati.

4-3-3 alla Zeman…ma solo come concetto

La Roma ha cambiato pelle: molto diversa rispetto allo scorso anno. La squadra ha alzato di parecchio il baricentro, restringendo le linee. La difesa è molto più alta e le tre linee si muovono compatte alla ricerca dello spazio. Lì davanti Dzeko sta interpretando un nuovo ruolo: centravanti di manovra. Il bosniaco deve occupare una porzione di campo molto più ampia, partendo da più lontano. Sostenuto ottimamente dagli esterni, i cui movimenti sono riconoscibilissimi. I due alti tagliano verso l’area di rigore per inserirsi alle spalle del difensore e nel contempo, favorire un’azione avvolgente “chiamando” la sovrapposizione dei colleghi di reparto arretrati. Risultato: la Roma attacca con almeno sette otto uomini ma non perde mai equilibrio.

Condizione fisica decisiva

Se la Roma fosse già brillante per tutti i 90′ sarebbe preoccupante: il gioco di Eusebio Di Francesco, però, è estremamente dispendioso. Non a caso, il tecnico tende a utilizzare, sempre, tutti i cambi a disposizione: finchè la squadra è sostenuta dal fiato, riesce ad essere aggressiva in ogni zona del campo. Condizione ideale per favorire il recupero del pallone e l’immediata giocata in verticale. Nel momento in cui le forze vengono meno, però, si perdono le distanze. Un lusso che, contro avversari dotati di particolare cinismo come la Juventus, non ci si puà permettere. Se la squadra si allunga, diviene facilmente perforabile perchè lascia comunque molto spazio fra la linea dei quattro di difesa e Alisson.

di francesco roma

Di Francesco

Toh, quante sorprese fra i “ricambi”

La Roma si gode una buona prestazione e una panchina che, sotto la cura di Eusebio Di Francesco, si ritrova molto più “ricca” di uomini e soluzioni. In primis, i due brasiliani: Bruno Peres ha ritrovato facilità di corsa e fiducia. Si sgancia con i tempi giusti e trova spesso lo spazio per arrivare sino in fondo. Rincuora anche Gerson: il ragazzo ha ritrovato la fiducia e da mezzala può esprimere il suo calcio forse ancora troppo ritmato, ma sicuramente efficace. Avvia l’azione del gol con una gran pallone che premia la sovrapposizione di Kolarov.

Bene Under, e non è la prima volta

Il turco entra subito in clima gara, alzando il fattore della incisività. Altro passo rispetto ai colleghi di reparto cerca sempre, e spesso con successo, la possibilità di saltare l’uomo. Crea comunque scompiglio aprendosi gli spazi. Anche Strootman e Nainggolan si muovono diversamente, ma senza perdere in efficacia: l’olandese cerca spesso una soluzione da “trequartista” attaccando l’area dalla sinistra per poi mettere palloni in mezzo. Il belga parte da sinistra per stringere e cercare la conclusione da fuori o l’incursione sfruttando l’1-2 con il compagno. Nel complesso, un gran prospetto molto più che quasi pronto.