Francesco Cavallini

Una volta, tanto tempo fa, c’era il Colosso di Rodi, una delle Sette Meraviglie del mondo antico, un’enorme statua di Helios che attendeva e intimoriva chiunque si affacciasse al porto dell’isola dell’Egeo. Quell’opera mastodontica è andata distrutta, ma il concetto continua a vivere, in particolare a Roma, sponda giallorossa. All’imbocco della trequarti romanista, infatti, ogni attaccante non può fare altro che provare un brivido quando si ritrova davanti un marcantonio di un metro e novanta per circa ottanta chilogrammi, pronto a strappargli la sfera. Guarda un po’, è greco anche lui, ed è nato su un’isola, che da Rodi dista appena duecento chilometri. Anche la Roma ha la sua Meraviglia. È Kostas Manolas, il colosso di Naxos.

Da un addio pressoché certo…

Meraviglia che, se così si può dire, è stata sottoposta a restauro. Manolas è senza dubbio uno dei migliori difensori della Serie A, ma la scorsa stagione il suo rendimento non è stato esattamente quello che la società ed i tifosi si aspettavano. A volte il greco sembrava un po’ apatico, avulso dal gioco e con la tendenza a errori di superficialità. Le malelingue (che a Roma non mancano mai) lo davano già in partenza, con la testa da un’altra parte. Altra parte che doveva essere Milano, alla corte dell’Inter che lo cercava da tempo. E hanno quasi rischiato di avere ragione, perchè a inizio luglio sembrava tutto fatto: visite mediche già prenotate, non con i nerazzurri ma con lo Zenit di Mancini, con trenta milioni di euro alla Roma.

…a un ritorno in grande stile

Poi? Non se n’è fatto nulla, perchè il calciatore ha cambiato idea. Al suo posto è partito Rüdiger, direzione Londra. A quel punto Di Francesco ha cominciato a lavorare sul greco, a modellarlo per la sua difesa, a cui un Manolas serve come il pane. I risultati stanno premiando la scelta, sia del calciatore che dell’allenatore. La retroguardia alta necessita di un centrale scattante ma potente, in grado di lanciarsi sugli attaccanti che, in qualche modo, riescono a bypassare il fuorigioco finora pressochè perfetto della linea giallorossa. Ecco, basta immaginare l’imponente figura del Colosso di Naxos intenta ad inseguire il malcapitato di turno per capire che il greco è la soluzione perfetta per questo tipo di impostazione tattica.

C’è un contratto da rinnovare

Manolas, insomma, è tornato Manolas, per la gioia dei tifosi e dei compagni di squadra. Su quest’ultimo punto ci sarebbe, scherzosamente, da discutere, dato che in ogni intervista il difensore è puntualmente menzionato come il rompiscatole del gruppo. Ma si sa, in uno spogliatoio serve anche quello. La società dal canto suo non può che essere felice di aver recuperato un calciatore fondamentale, ma ora deve sedersi al tavolo con il suo procuratore per un rinnovo di contratto (scadenza 2019) che Manolas attende da parecchio. Monchi ha promesso al numero 44 che la questione sarebbe stata affrontata a mercato chiuso e il momento sembra arrivato.

All’ordine del giorno c’è un cospicuo aumento (il greco è uno dei big della rosa con l’ingaggio più basso) e l’inserimento di una clausola rescissoria, che il giocatore vorrebbe più bassa degli oltre 40 milioni stabiliti dalla Roma. La firma comunque ci sarà, perchè è un prolungamento che conviene a tutti. Un Manolas così non si può certo perdere di nuovo.