Redazione

Nel lavoro, come nella vita, spesso e volentieri si conta sul giudizio altrui. Consigli, pareri, recensioni, perchè non è possibile conoscere tutto e tutti. L’importante è che la persona interpellata sia quella giusta, un profilo su cui riporre la massima fiducia. Come, ad esempio, Kevin Strootman, che a ventisette anni è uno dei senatori della Roma. L’olandese è nella capitale ormai da quattro anni e, anche al netto degli infortuni che lo hanno spesso costretto a rimanere fuori dal campo, è un faro dentro e fuori il rettangolo di gioco. Per i giallorossi come per la sua Nazionale, di cui è capitano. E diventa quindi probabile che Monchi, uomo mercato, ma anche di campo, abbia chiesto referenze su qualche talento oranje. Come ad esempio Donny van der Beek.

L’erede di Klaassen ed Eriksen

La giovanissima mezzala dell’Ajax, vent’anni compiuti ad aprile, è l’ultimo della grande tradizione di centrocampisti dei lancieri e da questo punto di vista ha avuto un insegnante d’eccezione: Aron Winter, ex Lazio ed Inter. E quando, dopo l’addio di Klaassen, gli è stato affidato il centrocampo biancorosso, il biondino non ha fatto una piega. Si è inserito alla perfezione, cominciando a far notare le sue qualità dentro e fuori dall’Eredivisie. Qualità che risultavano già abbastanza evidenti nel percorso con la squadra riserve, ma che questa prima metà di stagione non ha fatto altro che sottolineare ulteriormente, nonostante l’Ajax non stia attraversando il migliore dei periodi. Il numero 6 (toh, lo stesso di Strootman) si è caricato la squadra sulle spalle e ha mostrato numeri importanti, che gli sono valsi l’ingombrante ma significativa etichetta di nuovo Eriksen. Con cui ha comunque più di qualcosa in comune.

van der Beek, da trequartista a mezzala

In primis il vizio del gol, che van der Beek coltiva sin dai tempi delle giovanili. Sei reti in quindici partite, due nei preliminari di Europa League e quattro in campionato, equamente ripartiti tra destro e sinistro. Reti figlie dell’ottima capacità di inserimento del giovane olandese, che da trequartista si è saputo reinventare, nel solco della classica mezzala dell’Ajax, un motore perpetuo capace di gestire entrambe le fasi con padronanza dei propri mezzi. Del resto non poteva avere insegnante migliore nelle giovanili (Winter), ma anche chioccia migliore in nazionale. Quando van der Beek ha ricevuto la prima convocazione, a fare gli onori di casa c’era un certo Kevin Strootman. E subito in quei giorni si è parlato di un forte interesse di Monchi per il giocatore dell’Ajax. Coincidenze? Chissà.

Soprannome? MaraDonny

In ogni caso, un calciatore del genere alla Roma farebbe molto comodo, anche vista la sua versatilità, che lo porta a poter giocare anche da esterno destro in un 4-3-3 (come accaduto del resto nell’esordio con gli Oranje). La controindicazione, quando si parla di Ajax, è però sempre la stessa: quella olandese è bottega cara, E per MaraDonny, soprannome che la dice tutta sulle potenzialità intraviste nel ragazzo, i Lancieri potrebbero sparare alto. O almeno, chiedere una cifra sostanziosa, superiore ai dieci milioni. Un investimento che però potrebbe ripagarsi da sè, qualora l’olandese confermasse l’impressione generale sul suo conto. Monchi ci pensa, fiutando l’eventuale occasione. E se ci saranno le condizioni, potrebbe tentare un assalto.