Francesco Cavallini

…e alla fine non ne rimase nessuno. Più che Dieci piccoli indiani, forse dovremmo dire sei ottimi esterni offensivi, quelli della Roma, che però al momento sono diminuiti causa infortuni. Non partiranno per Milano Perotti, Defrel e Schick. È emergenza, per quanto relativa. E la lista degli assenti condizionerà in ogni caso la partita dei giallorossi a San Siro. L’ago della bilancia sarà, neanche a dirlo, il jolly Florenzi. Che tra i sei esterni è contato, perchè anche se ormai si trova a meraviglia da terzino non ha certo dimenticato come si gioca trenta metri più avanti. La sua posizione in campo determinerà la Roma che affronterà il Milan di Montella.

Florenzi terzino: Roma subito alla ricerca del ritmo

Di Francesco è tecnico metodico e di certo avrà passato parecchio tempo a studiare le ultime partite dei rossoneri. Impossibile non notare come il Milan vada in difficoltà quando viene aggredito. Schierare Florenzi da terzino significa lanciare il giovane Under lì davanti, per una coppia capace di giocate a mille all’ora che possono scardinare la difesa guidata da Bonucci. La partita con la Lazio insegna, il Milan soffre il ritmo degli avversari e lascia parecchi spazi, che l’ottima Roma dei primi tempi (10 gol fatti e 1 subito) di questa stagione può sfruttare alla perfezione con pressing e ripartenze in velocità. Andare in vantaggio subito può aprire praterie che per una squadra con il piede sull’acceleratore sono perfette. C’è però una controindicazione. Schierare subito Under e Florenzi, oltre ad El Shaarawy sulla sinistra, significa azzerare il numero degli esterni in panchina, rendendo di fatto molto difficile poter cambiare in corso d’opera una partita che non è detto che si metta subito sui binari previsti da Di Francesco.

Florenzi esterno alto: cottura a fuoco lento

Ecco quindi l’altra opzione, quella di cominciare con il solo Florenzi in campo, con le spalle coperte da Bruno Peres, e poi eventualmente giocarsi la carta del turco nella ripresa. Una Roma meno scattante e probabilmente più di manovra, che così potrebbe sfruttare l’altro punto debole del Milan. I rossoneri (come del resto la stessa Roma) non hanno una tenuta difensiva costante nei novanta minuti. Un attacco metodico e continuo, non necessariamente a ritmi forsennati, ha comunque buone possibilità di creare un gran numero di occasioni da rete. Certo, una Roma compassata rischia di più, perchè stabilizzarsi sul ritmo preferito dal Milan apre il fianco ai colpi dei singoli rossoneri, capaci di risolvere le partite da un momento all’altro.

Due soluzioni diverse, con le loro controindicazioni. Ma delle due, ce ne sarà per forza una. Del resto Di Francesco ha poca scelta. Metaforicamente parlando, ma anche concretamente.