Francesco Cavallini

In principio fu Salah, ceduto al Liverpool per 42 milioni più altri 8 di succulenti bonus. L’addio con la lacrimuccia, il sacrifcio alle divinità del Fair Play Finanziario, che con la lauta plusvalenza registrata a bilancio dovrebbero (prima dell’annuncio della UEFA il condizionale è d’obbligo) essere state per sempre placate e permetteranno a Monchi per i prossimi mercati di poter operare con una maggiore libertà. Poi sono state concluse cessioni minori, come quella di Doumbia allo Sporting Lisbona, o l’accordo con il Sassuolo per Ricci, altri 4,5 milioni di euro di ossigeno per i conti di Trigoria. E al primo luglio, il fatidico primo luglio, la Roma si presenta ai nastri di partenza della nuova stagione con un membro della scorsa rosa già venduto (Salah) e ben quattro nuovi acquisti (Moreno, Karsdorp, Pellegrini e Gonalons, che sarà ufficiale dopo il 10 luglio ma che è già stato salutato dal Lione).

Karsdorp con la maglia della Roma

Tutto bene? No, anzi. La Roma, come già più volte sostenuto, non aveva necessità di vendere, ma il piano di Monchi per la sua Revolucion prevedeva e prevede tuttora qualche addio. Leandro Paredes, ad esempio, che ha l’accordo con lo Zenit di Mancini da almeno una settimana, ma che ha potuto comunque aspettare la fine ufficiale della scorsa stagione per tornare a Roma e ufficializzare la questione. Fossero serviti i soldi, probabile che l’argentino avrebbe anticipato l’arrivo nella Capitale per sbrigare ogni formalità burocratica prima della scadenza del bilancio 2016/17. L’altra cessione preventivata, e qui arriviamo al tasto dolente, era quella di Kostas Manolas, sempre ai russi del Mancio, per una cifra vicina ai trentacinque milioni di euro. Tutto saltato però, perchè il greco non si è accordato con il club di proprietà della Gazprom ed ha costretto il DS giallorosso a modificare in corsa i piani.

Ed ecco che con precisione chirurgica si fa avanti il Chelsea di Antonio Conte. Non per Manolas, che pure era stato nei radar della società londinese, ma per Antonio Rüdiger. Che, giova ricordarlo, già un anno fa era praticamente un giocatore dei Blues, per la gioia di buona parte della tifoseria giallorossa, che considerava i trenta milioni offerti dagli inglesi un’ottima cifra per un giocatore che non aveva convinto fino in fondo. Poi il nazionale tedesco si infortuna al primo allenamento in Francia della Mannschaft e rimane nella capitale. Flash-forward a fine giugno 2017 e la sua possibile cessione (le indiscrezioni parlano di 33 milioni più 5 di bonus fino ad arrivare a 45 cash, ma le cifre ballano e continueranno a ballare) scatena una mezza rivolta di piazza, con gruppi Whatsapp attivi fino a tarda notte, bacheche di Facebook mai così intasate e soprattutto un’ondata quasi unanime di sdegno nei confronti di Monchi.

roma attacco super

Manolas ha rifiutato il trasferimento allo Zenit

Il crimine di cui è accusato il DS, se di crimine si può parlare in sede di calciomercato, è falsa testimonianza. “La Roma non è un supermercato” o l’ormai celeberrima “Non ci sono trattative aperte con altri club per Rüdiger. Nessuna. A oggi, ci sono zero possibilità che il giocatore vada via”, pronunciata quando sembrava che il tedesco fosse a un passo dall’Inter. A parte che il giudizio arriva prima dell’ufficialità (ed il caso Manolas dovrebbe consigliare una certa prudenza al riguardo), ma soprattutto non tiene in conto la progettualità dello spagnolo. Che conosce il mercato e sa che certe offerte, per dirla alla Don Vito Corleone, non si possono rifiutare. A patto ovviamente di trarne il maggior beneficio economico possibile e di aver già ben chiare le idee su come puntellare la squadra. L’offerta è arrivata ed è stata valutata. Se verrà accettata e Rüdiger passerà effettivamente al Chelsea, sarà parte di un programma. Che prevedeva l’addio a Manolas, ma che è stato soggetto ad una brusca ma prevedibile virata.

Prevedibile perchè da un punto di vista tecnico si era già capito che uno dei due centrali poteva essere di troppo. L’apparente facilità con cui la Roma si stava per liberare del greco e che ora sembra essersi spostata sul tedesco segnala che la partenza di uno dei due è già stata pensata, decisa e digerita da società e allenatore. Al quale sono già state consegnate quattro pedine che nel suo scacchiere tattico si inseriscono alla perfezione e che con tutta probabilità già a Pinzolo avrà qualcun altro da accogliere, vista la propensione di Monchi a blitz di mercato che non tirino le trattative (in entrata come in uscita) troppo per le lunghe. La sfortuna, se così possiamo definirla, in cui è incappato l’andaluso, è quella di aver ricevuto una buona offerta proprio per il calciatore sul quale si era esposto davanti alla stampa, alla quale aveva fatto intendere che in quel momento non c’erano proposte tali da giustificare una cessione.

Antonio Rudiger, al centro delle trattative del mercato

Ma quando la proposta arriva le zero possibilità salgono e possono arrivare fino a cento. Monchi lo sa e lo ha anche messo in chiaro quando è giunto a Trigoria. Con tutta evidenza il messaggio è andato in cavalleria, o perlomeno è passato del tutto inosservato. La domanda da porsi è però un’altra. Se l’abilità dello spagnolo nelle trattative lo portasse a strappare a Conte e Abramovich una cifra superiore ai 40 milioni per il tedesco, il tifoso della Roma potrebbe ritenersi soddisfatto? A rigor di logica dovrebbe, visto che ci si avvicinerebbe alle cifre messe sul tavolo sempre dal Chelsea per Bonucci. Il problema però è sempre filologico. Le zero possibilità. Il timbro definitivo, che comunque definitivo non era, sulla supposta incedibilità del tedesco.

La delusione nella Capitale è palpabile. Viene messa in discussione l’onestà intellettuale del DS, accusato di essere arrivato a Trigoria per fungere da curatore fallimentare. Ma la questione, in fondo, non dovrebbe preoccuparlo più di tanto. Di certo si sarà informato prima di mettere piede a Roma sulla estrema volubilità della piazza. Se le cose andranno bene, se arriveranno i risultati che la piazza spasmodicamente attende, tutto passerà in secondo piano e Monchi potrà sorridere di quando veniva criticato per una cessione mal digerita. Se invece ci sarà qualche intoppo, se il germe della contestazione permanente troverà terreno fertile nelle prestazioni della squadra da lui costruita, la frase delle zero possibilità verrà estrapolata, citata e scritta su ogni muro, neanche fosse un sonetto del Belli. Ma Monchi tira avanti, e non può fare altrimenti. Ogni rivoluzione ha un prezzo. E prima lo si paga, prima se ne vedono i risultati. L’unica cosa che conta davvero.