Francesco Cavallini

Obiettivo: liberare il Ninja. La Roma, nell’attesa di assimilare a pieno il 4-3-3 di Di Francesco, si aggrappa ai singoli, ai calciatori in grado di dare uno strappo alla partita anche quando dal punto di vista del gioco le cose non vanno esattamente nella maniera sperata. E mentre sale l’attesa per l’esordio di Schick, che può aggiungere alla manovra giallorossa la fantasia e l’imprevedibilità del suo talento, il perno della squadra resta Radja Nainggolan. Che anche contro l’Atletico Madrid si è prodotto in un paio di quei break che sono diventati il suo marchio di fabbrica. Recupero della sfera e assalto frontale alla difesa avversaria.

Il ruolo di mezzala limita il potenziale del Ninja

Un paio di break. Pochi, almeno rispetto a ciò a cui il belga ci aveva abituati. Impossibile però chiedere di più, almeno in questo momento e con questo sistema. La mezzala del 4-3-3 è costretta ad un lavoro massacrante e diventa quindi naturale vedere un Ninja più stanco, meno lucido e reattivo, soprattutto col passare dei minuti. Se poi ci si aggiunge che Nainggolan non è esattamente un tipo che si permette pause e momenti di relax, il quadro è completo. Il suo lavoro è fondamentale in fase difensiva, ma lo rende meno incisivo quando la palla ce l’ha la Roma. Se n’è accorto anche Dzeko, che ha sottolineato che è diventato più difficile per lui giocare da quando il numero 4 ha arretrato il suo raggio d’azione.

Come risolvere questa situazione? Senza lo spunto di Nainggolan, il centrocampo della Roma propone al momento un calcio molto scolastico, prevedibile. Problemi di adattamento, che però appiattiscono il valore tecnico di una mediana che invece, a detta di tutti, è tra le migliori in Italia e in Europa. In quaranta metri, Nainggolan è unico. In settanta, perde per forza di cose di spessore. Il punto è quindi la necessità di sgravare il belga da alcuni dei faticosi compiti difensivi che il ruolo di mezzala gli assegna e che lo portano a coprire porzioni di campo troppo grandi per poter trovare la lucidità e il momento per spaccare la partita. La posizione è quella e nessuno la discute. Ma visto il valore assoluto del calciatore e la sua importanza nell’economia del gioco giallorosso, perchè non pensare ad una deroga? 

Una deroga per Nainggolan?

Un lodo Nainggolan, in fondo, non sarebbe una gran novità. Il 4-3-3 dogmatico non esiste più, anche il più intransigente dei tecnici si è arreso a qualche tipo di variante. Anche Perotti, ad esempio, non è proprio il classico esterno da 4-3-3, eppure Di Francesco lo schiera a sinistra, in una riedizione della deroga concessa a Totti da Zeman ormai vent’anni fa. Ecco, dato che in fondo la tattica è questione di posizioni, si potrebbe pensare ad uno scambio, o perlomeno ad un’alternanza. Non a un Nainggolan dirottato sulle fasce, ma a uno dei due esterni che, a turno, possa scalare a centrocampo. Obiettivo: permettere al belga di rifiatare e soprattutto di essere già pronto per ripartire e sostenere la punta (Dzeko o chi per lui) e l’esterno rimasto alto in fase di transizione.

Quando il talento plasma il modulo

Non sarebbe la prima volta, non sarà l’ultima. Davanti al talento, spesso anche tecnici definiti integralisti hanno cambiato il proprio modo di giocare. Partendo proprio da Zeman, che ha trovato il modo migliore di inserire la classe di Totti nel suo sistema. O da Conte, che quando si è ritrovato Pirlo in squadra ha capito che il 4-2-4 avrebbe limitato di molto l’apporto del regista. Detto fatto, 3-5-2, con due centrocampisti a proteggere il metronomo bresciano, lasciato così libero da compiti difensivi. E poi c’è Ancelotti, che ne ha fatta di strada da quando schierava Henry esterno in uno scolastico 4-4-2. Basti pensare al suo albero di Natale, fatto apposta per far coesistere nel Milan il genio di Kakà e l’imprevedibilità di Seedorf. Ecco, appunto, Seedorf. A cui Nainggolan un po’ somiglia, per fisico e modo di giocare.

Le possibilità ci sono, starà a Di Francesco valutarle. Di certo, bisogna trovare il modo giusto per valorizzare le indiscusse qualità del belga. Che, una volta liberato, sarà pronto ad assaltare le difese con le sue devastanti percussioni.