Francesco Cavallini

Sarà un caso, può anche darsi che il suo ingresso sia coinciso con il momento di calo del Napoli, ma resta il fatto che da quando Federico Fazio ha messo piede in campo contro gli azzurri, Mertens e colleghi hanno avuto vita più complicata. La scelta di Di Francesco di lasciar fuori l’argentino, tornato dal Sudamerica dopo la qualificazione dell’Albiceleste al Mondiale in Russia, non ha causato scompensi nella retroguardia romanista, che ha subito l’unico gol su un errore non imputabile ai quattro dietro. Ma è innegabile che il numero 20 abbia portato in dote dalla panchina la sicurezza e la leadership che tutti gli riconoscono.

Fazio comanda la difesa e si fa vedere anche in attacco

E il Comandante, come da copione, ha guidato le truppe con l’esempio, sia in fase difensiva che, quasi una novità assoluta, anche in attacco. Quando la pressione della Roma si è fatta più intensa e il Napoli usciva dalla sua metà campo con pochi uomini, Di Francesco ha infatti tirato fuori dal cilindro una mossa alla Fabio Capello, lanciando Fazio in avanti a creare scompiglio con la sua altezza e con la sua forza fisica, soprattutto sui calci piazzati. E proprio sugli sviluppi di una palla inattiva l’argentino stava per realizzare la sua seconda rete in giallorosso, ma la gioia del gol gli è stata negata dalla strana coppia Reina-palo.

Una stagione strepitosa, poi qualche dubbio

Mossa non proprio convenzionale, ma che alla Roma ha già dato i suoi frutti il 28 maggio, quando proprio su una sponda di Fazio sull’ultimo pallone disponibile, Perotti ha portato la Roma in Champions. Quella spizzata, oltre all’ottima stagione complessiva del Comandante, aveva cementato la sua posizione nel cuore dei tifosi giallorossi, oltre che nello scacchiere tattico dei capitolini. Poi è arrivato Di Francesco, e con lui i primi dubbi sull’adattabilità del colosso sudamericano nel 4-3-3 del tecnico abruzzese. Dubbi che in realtà sono durati il tempo di un’estate, cioè il momento in cui, per struttura fisica, Fazio ha trovato più difficoltà ad entrare in forma.

Fazio ha bisogno dei compagni, i compagni hanno bisogno di Fazio

Dopo il match con l’Atalanta, sempre novanta minuti in campo per il Comandante, almeno in campionato. E con la crescita costante della squadra, anche le prestazioni dell’argentino sono salite di livello, a dimostrazione che il rapporto tra Fazio e i suoi compagni di squadra è legato a doppio filo. In una difesa che funziona a meraviglia, il numero 20 gioca con sicurezza e si permette anche finezze in fase di disimpegno e di impostazione. Ma affinchè la retroguardia sia compatta e ben registrata, c’è bisogno di qualcuno che la guidi, con la strategia ed il carisma di un leader. Ecco perchè con Fazio in campo la Roma marcia meglio. D’altronde, non si può mica pensare che lo chiamino Comandante per caso, no?