Nino Santarelli

Tanti fischi per Luciano Spalletti ieri allo stadio. In discussione non è l’allenatore ma l’uomo per la gestione di Capitan Totti, rivendicano con forza i contestatori. Speriamo. Numeri alla mano infatti Spalletti ha rappresentato per la Roma un valore aggiunto. Tra prima e seconda esperienza sulla panchina romanista ha ottenuto 416 punti in 209 partite di campionato (1,99 punti a partita). Se dovesse vincere le ultime due partite non solo farà tornare la Roma in Champions dalla porta principale ma sarà anche l’allenatore ad aver fatto più punti, 87, in un campionato con i giallorossi, 2 in più di Garcia nella stagione 2013-2014. Spalletti può concludere la sua esperienza alla Roma con 422 punti in 211 in partite, 2 pts in media a partita. Meglio, solo per fare un esempio, anche di Fabio Capello, 319 punti in 170 partite (media a partita 1,87). Capello è stato l’allenatore dell’ultimo scudetto della storia romanista mentre Spalletti è il tecnico degli ultimi tre trofei, 2 Coppe Italia e 1 Supercoppa.

E’ bene ricordare però che la Roma ha vinto il suo ultimo titolo il 24 maggio del 2008 e proprio con Spalletti alla guida. Nessuna squadra considerata grande in Italia non vince da così tanti anni. Solo il Barone Liedholm (1 scudetto e 3 Coppe Italia) ha vinto di più del tecnico toscano con la Roma, fermo restando il valore dello scudetto di Capello. Sempre e solo Liedholm vanta più presenze di Spalletti sulla panchina romanista. Spalletti nel 2005 prese in mano una squadra reduce nella stagione precedente da una salvezza alla penultima giornata a Bergamo contro l’Atalanta. Il tecnico di Certaldo ha avuto il merito di portare quella squadra ai vertici del calcio europeo. Nel dicembre del 2005 a Genova contro la Samp si è inventato un modulo, il 4-2-3-1, poi diventato marchio di fabbrica di tantissimi top club europei. La sua prima Roma è stata una squadra studiata da tutti i più importanti allenatori del mondo. In quattro anni tre trofei, tre secondi posti consecutivi, uno scudetto, quello del 2008, meritato e sfumato solo all’ultima giornata. In Europa serate indimenticabili come quelle di Lione e Madrid con vittorie rimaste nel cuore e nella mente di tutti i romanisti. La prima Roma di Spalletti in Europa non è stata solo quella del 7-1 di Manchester.

E una squadra a pezzi era anche quella presa in corsa da Spalletti nel gennaio dello scorso anno. La Roma era in caduta libera da due mesi, occupava il quinto posto in classifica. Spalletti ha ridato alla Roma convinzione, dignità, identità tattica. Certo il tecnico è stato aiutato prima dalla società con una buona campagna acquisti e poi da Totti, determinante in ben tre partite. I giallorossi hanno sfiorato il secondo posto e sono stati eliminati in Champions dal Real di Cristiano Ronaldo senza demeritare. Sempre in campionato lo Spalletti bis ha collezionato 127 punti in 55 partite (media a partita 2,3) meglio del primo Spalletti, 289 punti in 154 partite(media a partita 1,87). La Roma sta facendo un campionato numeri alla mano ottimo. Meno bene hanno fatto invece i giallorossi nella coppe a partire dal preliminare di Champions con il Porto. Le attenuanti però non mancano. A marzo, nel momento decisivo della stagione, la Roma è stata penalizzata dal calendario e dalla rosa corta, problema questo più volte sollevato dallo stesso Spalletti. Ieri Allegri ha dichiarato: “Quando ho avuto partite ravvicinate ho ruotato sempre 5/8 giocatori”. Un lusso che Spalletti non si potuto permettere. Numeri alla mano il tecnico toscano è un pezzo di storia della Roma nonostante Totti, nonostante le spigolature del suo carattere e nonostante una stampa non certo benevola nei suoi confronti.