Francesco Cavallini

La Roma vince, ma di certo non convince. Il processo di crescita della squadra giallorossa sembrava confermato dall’inizio del match contro il Qarabag, ma è bastata una disattenzione per far traballare le certezze della squadra di Di Francesco. L’uno-due del primo tempo lasciava presagire un pomeriggio tranquillo per le coronarie della tifoseria, ma la rete degli azeri ha cambiato il corso della partita. I tre punti però alla fine arrivano, questo è l’importante, per la prestazione la squadra è rimandata a domenica contro il Milan. Male Gonalons e Defrel, ma la squadra si aggrappa a due delle certezze di questa prima parte di stagione. Che, forse è una coincidenza, forse no, sono anche i marcatori nella serata di Baku.

Dzeko canta e porta la croce

Quando la Roma è in difficoltà, può contare su due colonne, una davanti e una dietro. Edin Dzeko continua a segnare, ma soprattutto canta e porta la croce, soprattutto quando la Roma ha necessità di respirare. Nel primo tempo arrivano palloni invitanti. Quello di El Shaarawy non sarebbe uno di questi, ma il Cigno di Sarajevo rende tutto può semplice, scherzando con il difensore e bruciando il portiere. Poi però c’è stato un blackout, non paragonabile a quello del match contro l’Inter, ma che riporta alla mente tante, troppe serate europee in cui la Roma perde la bussola. Per fortuna però c’è Dzeko, che quando gli azeri cominciano a spingere e la squadra ha bisogno di riprendere energie, comincia a proteggere la sfera e aspetta che i compagni salgano. Palla avanti quindi, con la certezza di avere qualcuno in grado di tenerla. Un po’ come contro l’Atletico, ma con qualche compagno in più attorno. E soprattutto con un risultato diverso.

Manolas, goleador e pilastro della retroguardia

E se il risultato di Baku è diverso da quello dell’Olimpico, molto si deve all’altra colonna, questa di pura tradizione ellenica. Manolas segna (strano) e non fa segnare gli altri, risultando il migliore di una retroguardia che non è mai stata presa troppo alla sprovvista, ma che a volte ha sofferto nei momenti di maggior pressione del Qarabag. Per fortuna però il numero 44 si è distinto soprattutto nell’anticipo, oltre che in alcuni recuperi dei suoi. La sua padronanza dell’area giallorossa ha dato sicurezza anche ai compagni e ha fatto sì che il fortino reggesse anche in condizioni non ottimali. Certo, in fase di impostazione il greco è quel che è, ma stasera c’era bisogno come mai della sua foga agonistica e un po’ meno di una distribuzione precisa in uscita. E non si può certo dimenticare la rete (la numero 100 della Roma in Champions League), da vero rapace dell’area di rigore, stavolta quella degli altri. Una sorpresa benedetta, vista la sfortuna che spesso contraddistingue le sortite offensive del centrale giallorosso.

Una Roma un po’ spaventata

Il problema della Roma di Baku sembra essere più di testa che di gambe, perchè nei primi venti minuti gli uomini di Di Francesco hanno dominato in lungo e in largo, salvo poi spegnersi in concomitanza con la rete azera. Si sono rivisti i fantasmi di tante partite di coppa, di tanti match in cui i valori tecnici della squadra giallorossa sono stati annullati dalla foga degli avversari e da un po’ di paura. Ma la Roma, questa Roma, pur soffrendo ha vinto e riuscire a portare a casa la posta piena anche quando non ci si esprime ai massimi livelli è segno di una determinazione che servirà negli altri momenti di difficoltà. Resta l’amaro in bocca per una partenza lampo un po’ sprecata e per le energie spese su un campo reso pesante dalla pioggia e contro una squadra che ha vinto la maggior parte dei contrasti. Ma queste sono valutazioni che spetteranno al tecnico. Quella contro il Qarabag era una vittoria esterna attesa da troppo, da ben sette anni. Per lo spettacolo, ripassare più tardi.