Adriano Stabile

La Roma è come un ciclista che si pianta sui pedali a metà di una salita alpina o un maratoneta che entra in crisi al trentacinquesimo chilometro: le possibilità di superare l’impasse ci sono, ma il rischio è che, nel frattempo, gli avversari siano già scappati via verso il traguardo.

La rosa della Roma: pochi rincalzi all’altezza dei big

In poco più di una settimana i giallorossi, dopo il bel successo di Milano sull’Inter, stanno gettando al vento tutti i traguardi stagionali: scudetto (la Juve è a +8 a 11 gare dalla fine), Coppa Italia (la Roma deve recuperare lo 0-2 incassato contro la Lazio) ed Europa League (tra soli 6 giorni serve un successo con due reti di scarto per eliminare il Lione).

Gli entusiasmi, talvolta, annebbiano la memoria molto velocemente: gli splendidi successi su Fiorentina, Torino, Villarreal e Inter hanno fatto sottovalutare, a tifosi e ad addetti ai lavori, alcuni scricchiolii evidenti. La meritata sconfitta 3-2 contro la Sampdoria (che veniva da 2 pareggi e 5 sconfitte in 7 gare fino ad allora), quando la Roma regalò almeno un tempo agli avversari, è datata 29 gennaio: soltanto 40 giorni fa. E come dimenticare il risicato successo in Coppa Italia contro il Cesena (squadra di Serie B), la sconfitta indolore (ma frutto di una prestazione deludente) con il Villarreal all’Olimpico e il noioso match vinto contro il modesto Crotone.

IL DATO: LA ROMA FA MENO SOSTITUZIONI DI TUTTA LA SERIE A
L’aspetto più evidente della Roma, sconfitta tre volte in otto giorni, è il fiato improvvisamente corto, che sposta il discorso sulla panchina poco profonda dei giallorossi. La Roma, tra le 20 squadre di Serie A, è quella che ha utilizzato meno giocatori in assoluto, 22: Juve e Napoli ne hanno impiegati 25. Tre uomini in più, in questa fase della stagione, possono fare tutta la differenza del mondo. Guardando alle altre squadre, nella parte alta della classifica, l’Atalanta è a quota 29 uomini impiegati, Lazio e Milan a 27, l’Inter a 26.

I giallorossi sono all’ultimo posto in Serie A anche per cambi effettuati: 74 in 27 giornate. Calcolando che ogni squadra ha diritto al massimo a tre sostituzioni per gara, vuol dire che Spalletti ha finora rinunciato a 7 sostituzioni possibili per arrivare al massimo di 81 giocatori subentrati (3 giocatori x 27 gare = 81), come invece hanno fatto Milan, Chievo, Pescara, Lazio e Bologna (la Juve è a quota 80, il Napoli a 79).

Roma rosa

Thomas Vermaelen, 8 presenze in campionato

GLI ERRORI SUL MERCATO: LA SCOMMESSA GRENIER INUTILE PER L’EUROPA LEAGUE
Solo un caso dovuto agli infortuni o a valutazioni sbagliate dell’allenatore? No, perché la società ha le sue responsabilità. Già a settembre vi avevamo raccontato della scelta paradossale di vendere Pjanic per rientrare nei parametri del fair play finanziario Uefa (la confederazione europea lo scorso anno aveva sanzionato i giallorossi riducendone la rosa a 22 uomini invece di 25) per poi “sanzionarsi” da soli dal momento che la Roma ha iscritto nella lista Uefa nuovamente 22 calciatori. Come dicevamo prima, tre giocatori in più, oggi, sarebbero davvero preziosi per fare rifiatare qualcuno in debito di ossigeno.

Il mercato di gennaio poi ha fatto il resto: partiti Iturbe e il giovane Seck, è arrivato il solo Grenier, che da due anni e mezzo gioca con il contagocce e in Europa League non può neanche essere schierato dalla Roma. Come prevedibile il centrocampista francese ha visto il campo soltanto per tre minuti contro la Fiorentina in un mese e mezzo da romanista.

EL SHAARAWY, MARIO RUI, GERSON E VERMAELEN: RISORSE OPPURE NO?
La panchina della Roma, peraltro corta, continua a essere più un collegio per alunni scontenti che una risorsa. Rispetto allo scorso autunno Spalletti è stato bravo a “recuperare” Emerson e Juan Jesus, ma l’irriconoscibile Vermaelen, l’eterno rientrante Mario Rui, l’involuto El Shaarawy, il separato in casa Gerson e il già citato Grenier non sembrano in grado, da tempo, di aiutare la causa giallorossa. Anche Paredes, pur in leggera crescita rispetto allo scorso anno, è ancora in difficoltà quando la posta in palio si alza di molto. Il solo Perotti sembra una risorsa, ma è innegabile che l’argentino da qualche settimana alterni buone prestazioni ad altre irritanti.

Spalletti peraltro ignora, probabilmente con ragione, i tanti giovani di cui la Roma Primavera va orgogliosa: De Santis, Marchizza, Frattesi, Soleri, Keba Coly e Tumminello non sono mai andati oltre qualche apparizione in panchina.

Roma crisi spalletti totti

Spalletti e Totti

LE PAROLE DI SPALLETTI: «SERVE IL NUMERO GIUSTO DI CALCIATORI»
L’allenatore di Certaldo, il 15 gennaio scorso (a calciomercato ancora aperto…), era stato profetico in conferenza stampa sulla necessità di avere una panchina lunga: «Quando ci saranno questi 40 giorni in cui dovremo giocare 11 partite – disse Spalletti ai giornalisti – lì, se non hai un numero di calciatori precisi per sopperire a quella quantità di partite, il recupero… già questa settimana giochiamo di giovedì e poi devi rivincere domenica. Poi qualcuno dice che c’è anche (da far giocare, n.d.r.) il ragazzo della Primavera, ma, se non vinci la partita, sui giornali del giorno dopo mi fai un culo così come è sempre successo. Se non vinci oggi sei una squadra di metà classifica. Le altre dietro vincono, in quelle partite ti arrivano giocatori indolenziti, che poi recuperano e dovrebbero allenarsi e invece giocano. Vanno fatte delle forzature, se perdi quelle due partite sei sesto, non secondo».

Anche in campionato, come in Europa League, la Roma ha inserito in rosa 22 giocatori sui 25 disponibili e il dato che salta sempre all’occhio, oltre a quelli già illustrati prima (minor numero di calciatori impiegati e di sostituzioni in Serie A), è che Spalletti non riesce mai a completare la panchina. I 12 rincalzi consentiti dal regolamento sono anche troppi, ma è curioso come la Roma, in 27 gare di campionato, abbia portato meno panchinari della squadra avversaria in 20 occasioni non arrivando mai a 12 rincalzi: è solo un indizio, ma anche questo dato ha un significato, inserito nel contesto di cui sopra.

«SERVONO 17-18 GIOCATORI COME TOTTI ALTRIMENTI SIAMO FUORI DA TUTTO»
E in questo contesto risultano meno avulse, e ancora tristemente profetiche, le parole di Spalletti dello scorso 19 febbraio, dopo il bel successo sul Torino: «Totti? Bisogna averne 14 in questo periodo qui, non bastano lo stesso, in questo mese ne servono 17 o 18, altrimenti andiamo fuori da tutte le competizioni. Se se ne hanno solo 11, non si va da nessuna parte. Totti non è la soluzione, è averne 18, di Totti». Un messaggio alla società? Lo scopriremo presto perché Spalletti ha il contratto in scadenza tra poco più di tre mesi.