Francesco Cavallini

E alla fine, panchina lunga è stata. Di Francesco l’ha richiesta al suo arrivo e Monchi lo ha accontentato, mettendo a disposizione al tecnico giallorosso le due soluzioni per ogni ruolo di cui aveva bisogno. Il perchè di questa necessità si è capito con il passare delle partite. E non è legato tanto alle assenze estemporanee come gli infortuni (e a Trigoria ne sono capitati parecchi), quanto ad una precisa scelta di gestione da parte dell’allenatore. A cui va dato atto che il turnover scientifico sta funzionando alla grande. Una rosa ampia, funzionale, che per qualità e quantità ha solo la Juventus come rivale. Una rosa, soprattutto, senza buchi e senza spine.

Rosa senza buchi, merito di Monchi

Nonostante, come del resto abbastanza prevedibile, il Direttore Sportivo della Roma sia finito abbondantemente sotto il fuoco delle critiche (preventive e a posteriori) da parte della tifoseria, il lavoro svolto in estate da Monchi sta decisamente pagando. E, in barba all’impressionante sequela di infortuni patiti dai calciatori giallorossi, quasi mai Di Francesco è dovuto ricorrere a soluzioni estemporanee per tappare qualche buco. Merito della duttilità tattica di alcuni elementi, alcuni dei quali abbastanza inaspettati (e pensiamo a Gerson, scopertosi esterno d’attacco grazie al tecnico), ma soprattutto della programmazione in sede di mercato. E pazienza se Schick ancora deve vedersi in campo (esclusa una sgambata con il Verona) e se Defrel sta pagando lo scotto dell’ambientamento, la rosa è funzionale alle necessità di squadra. E se anche uno dei fiori all’occhiello della campagna acquisti (Karsdorp) soccombe alla maledizione del crociato dopo ottanta minuti in serie A, la profondità della panchina della Roma è tale che a sostituirlo sono pronti Florenzi e Bruno Peres. Non esattamente due adattati.

Rosa senza spine, grazie a Di Francesco

Nessun timore reverenziale, nessun pregiudizio. Il turnover di Di Francesco colpisce tutti indistintamente. Certo, quasi tutti, perchè c’è qualche elemento (Kolarov, Nainggolan, Manolas e Dzeko) che gioca più degli altri, ma per il resto la competizione per una maglia da titolare è tanta e soprattutto sana. Se anche un Campione del Mondo come De Rossi o il titolare della difesa dell’Argentina (Fazio) si siedono serenamente in panchina e quando entrano sono motivati e mentalmente pronti, il merito è da ricercarsi nel lavoro quotidiano del tecnico abruzzese. Che impegna molto i suoi ragazzi sul campo, ma che soprattutto riesce a coinvolgerli con una gestione virtuosa, democratica ed egualitaria, evitando di creare dualismi dannosi o gelosie. E anche il turnover ci ha messo del suo, perchè ha fatto comprendere ai calciatori che le chances ci sono per tutti e che non esiste una squadra di Serie A e un’altra di Serie B, ma che ognuno può avere la sua occasione, anche in partite con in palio molto più dei tre punti.

Roma, a gennaio che succede?

A questo punto, Monchi può guardare alla sessione invernale di mercato con una certa tranquillità. Non ci sono necessità impellenti nè buchi in rosa da colmare. Il che significa un paio di cose, entrambe abbastanza importanti per la società capitolina. La prima è che il DS non potrà essere “obbligato” a spese eccessive, data la situazione. La seconda, e forse quella più importante, è che comunque a gennaio non è scontato che la Roma sia ferma in sede di trattative. La certezza, però, è che se arriverà qualcuno sarà per arricchire ulteriormente la rosa, piuttosto che per rimpolparla solo numericamente. E magari si punterà a nomi capaci di far saltare il banco e di cambiare le carte in tavola per la lotta Scudetto. Perchè passano le giornate, ma questa rosa giallorossa pare non volerne sapere di appassire.