Francesco Cavallini

Sempre così, ci si accorge di quanto qualcuno ci manchi solo nel momento in cui si allontana da noi. A fine giugno l’addio di Salah era stato più o meno metabolizzato dall’ambiente romanista. Strano, perché un esterno da 19 reti e 15 assist non si trova esattamente con facilità. Ma all’egiziano veniva imputata (sia dai tifosi che dagli addetti ai lavori) una certa difficoltà nello scardinare difese arroccate, che dalla sua stratosferica velocità vengono ovviamente toccate ma fino ad un certo punto. Importante, ma sostituibile, una cessione dolorosa ma non paragonabile a quella di un Nainggolan come impatto sulla squadra.

Nessuno come Momo

Flash forward di due mesi e Salah è il miglior giocatore della Premier League, con tre gol e due assist in cinque partite tra campionato e preliminari di Champions League. A Liverpool il riccioluto egiziano è già un idolo con le sue discese fulminee. E a Roma? Cuori improvvisamente spezzati. Vedere gli highlights che arrivano da Oltremanica di colpo fa male. Salah manca e, cosa ancor più importante, per caratteristiche non ha un sostituto. Non c’è chi corre di qua e di là a sfornare assist a Dzeko. Nessuno fa scattare l’autovelox sulla fascia destra.

Defrel prezioso, ma latita nell’apporto offensivo

Defrel, che tra l’altro è arrivato a Roma con l’etichetta del centravanti, non ha esattamente le caratteristiche della freccia. Partecipa alla manovra, può partire in velocità ma non possiede lo scatto bruciante di Salah, lo strappo sui quaranta metri a campo aperto che spesso ha sconquassato le difese italiane. A differenza dell’egiziano, il francese svolge un lavoro importante in fase difensiva (e il crollo contro l’Inter dopo la sua sostituzione lo testimonia), ma questo sacrificio lo rende meno incisivo quando la palla ce l’ha la Roma. Zero reti e zero assist nelle due partite di campionato in cui il numero 24 ha presidiato la fascia destra.

Schick, talento puro ma non un esterno

L’esterno che doveva sostituire Salah nei cuori dei tifosi e nello scacchiere tattico romanista sembrava poter essere Mahrez, ma quasi due mesi di corteggiamento spassionato non hanno sortito risultati. Al suo posto è arrivato Schick, per la gioia dell’ambiente, che abbraccia un potenziale campione. Ma bisogna subito sgombrare il campo da pericolosi equivoci. Il ceco non è Salah e non lo sarà mai. Per posizione, caratteristiche tecniche, per storia calcistica e per risultati in campo.

Ci si può aspettare cifre simili a quelle dell’egiziano nella sua prima stagione?

Da una parte sì, perchè Schick la porta la vede con continuità, tredici marcature in trentadue presenze con la maglia della Sampdoria, molte delle quali dalla panchina. Solo cinque assist però, perché al ceco (che per sua stessa ammissione ha il DNA del numero 9) manca l’altruismo a volte esagerato del suo predecessore in maglia giallorossa. Ma anche perché se Schick punta la porta, spesso e volentieri vede solo la sfera alle spalle del portiere.

E infine ci sarebbe, anzi, c’è Cengiz Under, il giovane turco dallo scatto facile. Ecco, le caratteristiche del numero 17 possono ricordare quelle di Salah. La velocità di base dell’egiziano è impareggiabile, ma Under ha dalla sua una maggiore capacità di saltare l’avversario in dribbling e anche una bella castagna da fuori area. Possibile diventi lui l’arma non convenzionale di Di Francesco, il calciatore capace di spaccare le difese quando è lanciato nello spazio.

Quel che è certo è che i tifosi della Roma dovranno abituarsi a un gioco diverso sulla fascia destra a seconda di chi la presidierà partita dopo partita e dimenticare la corse a capofitto del loro ormai ex esterno. Salah, è innegabile, per caratteristiche non è stato rimpiazzato. Ma in fondo era quasi impossibile, perché nel bene e nel male di Momo ce n’è uno. Anche se se ne sono accorti tutti troppo tardi.