Francesco Cavallini

A Marassi la Roma incontra il fantasma del VAR. Proprio di fantasma si tratta, dato che nessuno l’ha visto, ma nel match con l’Inter Daniele Orsato è stato uno dei protagonisti della mancata applicazione dell’ausilio video all’arbitro Irrati, che è costata ai giallorossi un calcio di rigore non assegnato per l’intervento di Skriniar su Perotti. Il fischietto di Schio era infatti stato designato per prendersi cura delle immagini al rallentatore, ma non ha ravvisato irregolarità nel contrasto, finendo per lasciar correre. Nella notte di Genova, che per la Roma rischia di essere già un crocevia importante verso una stagione positiva, a Orsato toccherà stavolta arbitrare in prima persona. A vegliare su di lui e su eventuali sviste con l’aiuto delle telecamere ci penseranno invece Calvarese e Baroni.

Una designazione sorprendente che scopre il fianco alle polemiche

Una designazione per certi versi sorprendente, che rischia di scatenare parecchie polemiche. Troppo ravvicinati gli eventi dell’Olimpico, riguardo i quali, complice la pausa per le nazionali, non si è ancora spenta la protesta dei tifosi della Roma. Che dall’assegnazione del match a Orsato, non sanno veramente che segnali ricavare. Ma sarà anche un match particolare per la giacchetta nera (o colorata, a scelta dello stilista), sul quale saranno puntati tutti gli occhi e le telecamere presenti. Già, perchè c’è parecchia curiosità. E si può essere certi che, qualsiasi sarà il metro di arbitraggio del fischietto veneto, guardando il match con occhi maliziosi si potrebbero ravvisare in campo due comportamenti diametralmente opposti: la sfida e la compensazione.

Un muro contro muro non è auspicabile per nessuno

Orsato è arbitro carismatico ma inflessibile, noto per non permettere ai calciatori nemmeno la più leggera licenza, poetica e non. Per informazioni chiedere a Salah, espulso due stagioni fa per doppio giallo dall’arbitro di Schio per un gesto forse un po’ troppo plateale, ma parecchio frequente sui nostri campi. Ovviamente errore del giocatore, perchè l’autorità del direttore di gara deve essere rispettata. Ma la rigorosità di Orsato lo rende parecchio suscettibile e il fatto che la Roma arrivi a Marassi con il dente avvelenato nei suoi confronti non depone a favore dei giallorossi. Che dovranno necessariamente tenere a bada la bocca, se non vogliono incappare nelle severe sanzioni a disposizione dell’arbitro. E che, a maggior ragione, faranno meglio a non suggerire al fischietto di avvalersi della tecnologia, una scelta che spetta solo ed esclusivamente a lui e una richiesta che, visto il precedente, rischia di apparire più che provocatoria.

Un errore a favore della Roma può apparire come compensazione

Ma c’è di più. La designazione suscita polemiche anche perchè rischia di avere su Orsato l’effetto opposto. Nonostante qualche sporadico parere a lui favorevole, la valutazione generale sull’episodio dell’Olimpico segnala un errore del fischietto. Tra l’altro da matita rossa, perchè nella decisione poteva avvalersi dell’ausilio delle telecamere. E quindi, penseranno i maligni, qualsiasi decisione dovesse favorire la Roma sarebbe una forma di compensazione, una sorta di contentino ai giallorossi per il torto subito alla seconda di campionato. Orsato è però pragmatico al limite del perfezionismo e difficilmente si farà influenzare dalla querelle. Ma errare è umano, e ogni piccola svista potrà essere analizzata e sviscerata per giorni, dall’una e dall’altra parte.

Insomma, una scelta che non spegne le polemiche che, telecamere o no, continuano ad accompagnare le nostre domeniche. Si sperava di risolvere tutto con qualche replay. Che certamente aiuta, ma che, in linea generale è una cura che…non VAR.