Francesco Cavallini

La foto che campeggia sul profilo Instagram di Edin Dzeko dice tutto. Mucchione dopo una delle reti contro il Verona e una didascalia, semplice ed efficace. La famiglia, con un paio di cuori giallorossi che non guastano mai. Ecco, appunto, la famiglia. In famiglia si ride, si scherza, ci si vuole bene, ma ogni tanto si discute anche. È accaduto dopo l’Atletico Madrid, quando tra il giovane figlioccio bosniaco e papà Di Francesco c’è stato un vivace scambio di vedute. Alla fine allarme rientrato, ma era evidente che tutti, ambiente, tifosi e la squadra stessa si aspettavano delle risposte. Che nella piovosa notte dell’Olimpico sono arrivate.

Due gol per continuare a far sognare la Roma

Due reti, da bomber consumato quale è. Perchè si fa presto a dimenticarlo, ma le cifre di Edin Dzeko nell’ultimo anno solare fanno paura, oltre quaranta reti, trenta delle quali gli sono valse il titolo di capocannoniere ricevuto prima della partita. Eppure basta un tiro poco angolato o una palla ciccata affinchè qualche mugugno allo stadio ancora si senta. La classica paura di chi si è ben abituato (ventuno reti all’Olimpico nelle ultime venti partite), ma che teme che il sogno possa terminare. Così non è, perchè stavolta di palloni ne arrivano in quantità industriale e a un certo punto il bosniaco (forse per affinità geografica) canalizza il suo Ibra interiore. Colpi di tacco, giravolte e un pallone in profondità per il giovane Under, che ringrazia ma non conclude. Sarà per la prossima volta.

Prove di convivenza con Under e Schick

La partita, oltre alle cifre, dice ben poco. Anzi no, dice che i gol sono di pregevolissima fattura, uno su assist al bacio di Florenzi e l’altro, il primo stagionale sotto la Curva Sud, con un movimento da attaccante di razza sul primo palo che di certo avrà fatto felice Di Francesco. E dice che, complice un Verona apparso totalmente allo sbando, la Roma piano piano riesce a trovare le misure a questo 4-3-3. Squadra più corta, giro palla più fluido e soprattutto più giocatori nella trequarti offensiva, per la gioia di Dzeko. Che dialoga con El Sharaawy e Under, i quali gli girano attorno più di quanto ci si potesse immaginare, e fa anche le prime prove di convivenza con l’esordiente Schick, che possono considerarsi positive.

Dzeko risponde, ma anche Di Francesco

Insomma, tutto è bene quel che finisce bene? Certo. Le interviste post partita mostrano un Dzeko sereno e soddisfatto, che si lascia punzecchiare e ride divertito, anche quando gli fanno notare che non può e non deve accontentarsi della doppietta e che ha perso l’occasione di portare a casa il pallone, che poteva essere il primo regalo giallorosso al piccolo Dani da parte di papà Edin. A proposito di papà, Di Francesco sorride sotto i baffi, ma da buon capofamiglia vuole avere l’ultima parola. E quando gli fanno notare che la risposta di Dzeko è arrivata, chiosa sereno: in realtà è arrivata la mia, l’ho fatto giocare. Bastone e carota. Come i padri di una volta.