Francesco Cavallini

La Roma prepara le valigie per Londra e il tifoso romanista, nella sua profonda positività, già si prepara psicologicamente alla trasferta in terra d’Albione, solitamente ostica ai colori giallorossi. Al punto che molti hanno accolto il momento del sorteggio contro il Chelsea con il neologismo “never a joy“, anglicizzazione del molto più capitolino mai ‘na gioia. Già, perchè la tradizione parla chiaro: la Roma in Inghilterra soffre, perde (anche male) e, se è fortunata, al massimo pareggia. Ma ne siamo così sicuri? Andando a spulciare nei meandri della memoria, a ben vedere una gioia c’è. Ed è firmata dal più improbabile dei protagonisti: Gianni Bismark Guigou Martínez da Nueva Palmira, Uruguay.

Gianni Guigou, eroe di coppa

La leggenda narra che Fabio Capello ebbe a definirlo “l’unico uruguaiano che non picchia“. Probabilmente il tecnico di Pieris si aspettava un calciatore più fisico e con la garra tipica di chi indossa la maglia della Celeste. Ma piuttosto che un mediano con l’argento vivo addosso, alla Roma Gianni Guigou si dimostra un centrocampista duttile, ambidestro, che non è certo un fulmine di guerra, ma che ha un’ottima tecnica. E la cui presenza, seppur sporadica, contribuisce a quella Roma scudettata, ma soprattutto all’esperienza in UEFA della squadra giallorossa. Una rete all’Amburgo, poi la serata di Anfield.

L’unica vittoria romanista in Inghilterra

Che, in puro stile romanista, va comunque inserita nel computo dei mai ‘na gioia, perchè se è vero che grazie a Gianni Guigou la Roma torna da Liverpool con uno 0-1, che tutt’oggi rappresenta l’unica vittoria giallorossa in Inghilterra, la squadra di Capello esce dall’Europa. Colpa dello 0-2 subito a Roma, ma anche del signor Garcia Aranda che trasforma un calcio di rigore già assegnato in un improbabile corner, giustificandosi segnalando che Batistuta stesso stava andando a battere dalla bandierina. Comunque, la Roma vince ad Anfield, spezza un tabù che durava dai tempi della vecchia Coppa delle Fiere e Guigou diventa lo stesso un eroe. E, sarà per la musicalità di nome e cognome, diventa anche uno dei protagonisti di diversi cori della Curva Sud, dal tema della famiglia Addams a una versione romanista di Johnny B. Goode, fino ad arrivare all’adattamento della classica “E tu” del giallorosso Claudio Baglioni, che nasce come sarcastica forma di contestazione alla società, ma che dopo Liverpool cambia decisamente registro.

Tre anni a Roma, poi in giro per l’Italia

Gianni Guigou resta a Roma fino al 2003, per poi passare al Siena, alla Fiorentina e al Treviso. Terminata l’esperienza italiana (con in bacheca uno Scudetto ed una Supercoppa in maglia giallorossa), il centrocampista torna al Nacional, il club che l’ha visto crescere. Ma nell’immaginario collettivo della tifoseria romanista, il suo esterno destro da quasi trenta metri che supera Westerveld rappresenta un momento indelebile nella storia del club. L’attimo in cui tutto sembrava possibile, persino infrangere una tradizione durata quarant’anni. E anche se la Roma da quel momento in poi non ha più espugnato un campo inglese, in particolare in Champions, dove ha rimediato solo due pareggi contro Arsenal e Manchester City, chi siederà sulle tribune di Stamford Bridge saprà che, almeno una volta, l’impresa è riuscita. Grazie a Gianni Guigou. Che giocava poco ma, come gli veniva urlato dai seggiolini, andava (più o meno) a cento all’ora sulla fascia di Cafu…