Redazione

Succede di rivedere le vecchie foto, i vecchi filmati e di essere presi da un impeto di nostalgia. Nostalgia di un amore che sembra finito, di un tempo in cui si stava bene, in cui tutto funzionava. Questo è, più o meno, l’effetto che fanno le trasferte di Champions League sul tifoso della Roma. Che lontano dall’Olimpico ha sofferto, perso anche malamente, ma si è comunque tolto delle soddisfazioni non indifferenti. La Roma di Champions è stata capace di passare al Bernabeu contro il Real campione d’Europa nel 2002 e di ripetersi nel 2008 in un ottavo di finale che sembrava proibitivo. Tutti i giallorossi ricordano i dribbling di Mancini a Lione, ma anche le vittorie esterne contro Bordeaux (1-3), Cluj (sempre 1-3) e uno splendido 1-4 contro la Dinamo Kiev. Poi, dopo un sofferto 2-3 a Basilea nel 2010, il vuoto.

Una Roma poco europea

Viene da chiedersi perchè. Nelle sei stagioni successive la Roma ha partecipato alla Champions altre tre volte, raggiungendo in due casi anche gli ottavi, ma senza mai vincere una partita fuori casa. Non che lo score casalingo sia granchè migliore (l’ultima vittoria continentale è datata novembre 2015 contro il Bayer Leverkusen), ma anche a causa di un girone complicato preoccupa l’incapacità dei giallorossi di portare a casa punti preziosi, anche contro avversari non proprio irresistibili. Motivo? In questi anni la Roma è stata probabilmente la squadra meno europea delle italiane che hanno preso parte alla Champions. Quella meno abituata a confrontarsi con squadre che fanno del ritmo la propria arma migliore. Il tasso tecnico è spesso stato annullato da una condizione fisica palesemente inferiore, o semplicemente dall’impegno che anche una compagine modesta come il Bate Borisov mette nel confronto di coppa.

Obiettivo: farne uno in più degli avversari

Neanche Spalletti, che aveva saputo guidare la Roma ad alcuni dei miracoli esterni del decennio scorso, ha trovato la formula magica. Ora tocca a Di Francesco, che dall’esperienza continentale con il Sassuolo è uscito un po’ con le ossa rotte, anche lui senza mai ottenere la vittoria lontano dal Mapei Stadium. Ma, se non altro per valori tecnici, ovviamente la Roma è un’altra squadra e la tipologia di gioco dei giallorossi, che stanno sempre più trovando il ritmo uscita dopo uscita, ben si adatta alla competizione più importante, dove lo stile attendista difficilmente è premiato rispetto alla vocazione offensiva.

Sfruttare le trasferte e non temerle

Vocazione che a Di Francesco e ai suoi di certo non manca e che verrà espressa soprattutto lontano dall’Olimpico, quando gli avversari dovranno per forza di cose cercare di fare punti in casa, scoprendo il fianco agli attacchi di Dzeko e compagni. E si dovrà cominciare dall’impervia trasferta di Baku, dove un Qarabag che ha la sua maggior qualità nel reparto avanzato può fungere da test importante per capire la condizione di questa Roma a dimensione continentale. I tre punti saranno fondamentali per il cammino dei giallorossi. E poi diciamolo. I vecchi ricordi sono belli. Ma è arrivato il momento di appendere qualcosa di nuovo.