Matteo Muoio

Sergio Romero di professione fa il portiere, o meglio, il secondo portiere, visto che nei club non è titolare dal 2012/2013, quando difendeva i pali della Samp. Ai doriani si era legato l’anno della retrocessione, e questo aiuta a comprendere molto del personaggio. Ciononostante, più o meno dal 2010 è il numero 1 dell’Argentina. L’ Albiceleste, si sa, non sforna fenomeni del ruolo; fece comunque scalpore vederlo nell’ 11 di partenza al Mondiale brasiliano del 2014, dove l’Argentina partiva tra le favorite e, difatti, arrivò in finale, arrendendosi alla Germania ai supplementari. Ci arrivò anche grazie a lui, che in semifinale ipnotizzò gli olandesi Vlaar e Sneijder alla lotteria dei rigori. Dopo l’argento mondiale, da protagonista, tornò a sedersi in panchina e se proprio doveva starci meglio quella di Manchester, sponda United, che quella blucerchiata. Mourinho quest’anno gli ha dato spazio in Europa League, quella alzata ieri al cielo di Stoccolma; contro l’Ajax poteva scegliere De Gea ma ha insistito col Chiquito, decisivo agli ottavi contro il Rostov come pure in semifinale contro l’Anderlecht. Titolare nel cammino più glorioso dei Red Devils, da agosto, probabilmente, tornerà a sedere in panchina.

Romero e i compagni alzano la coppa

Sergio Romero: da Avellaneda a Stoccolma

Il viaggio di Sergio Romero parte da Avellaneda, dal Racing. Li ha esordito tra i professionisti a 19 anni, nel 2006-2007. Una dozzina di presenze gli avevano regalato i gradi da titolare dell’U.20 argentina che trionfò in Paraguay nel Mondiale di categoria. Tra i suoi compagni gente come Aguero, Di Maria e Zarate. Arrivò quindi la chiamata dell’AZ, che lo porta in Olanda per poco più di un milione. Una stagione d’apprendistato alle spalle di Didulica, che a fine anno abdica e fa spazio al giovane argentino. La prima annata di Romero tra i titolari coincide con lo storico double centrato dai Cheese Farmersche vincono Eredivisie e Coppa d’Olanda; in campionato il Chiquito tiene la porta inviolata in ben 19 occasioni. Nel 2010 è il primo portiere dell’Argentina di Maradona che in Sudafrica non va oltre i quarti, eliminata dalla Germania. Un altro anno in Olanda, poi manifesta una forte voglia d’Italia che concretizza addirittura nel passaggio alla Samp di Garrone, retrocessa clamorosamente in B. Difende i pali della Doria nella stagione in cadetteria, si conferma affidabile pure in A. Nel luglio del 2013 Osti e Delio Rossi decidono di puntare su Viviano, mettendo Romero sul mercato; bussa il Monaco di Ranieri e Rybolovlev appena risalito in Ligue 1, che lo porta in Francia in prestito con diritto di riscatto. Nel Principato però perde il ballottaggio con Subasic e non gioca praticamente mai; Sabella comunque non ha dubbi, il titolare dell’ Argentina rimane lui. Come anticipato, nel Mondiale brasiliano è grande protagonista. Il Monaco comunque non lo ha riscattato, la Samp non ha intenzione di puntarci e lo rimette sul mercato: offerte non ne arrivano, il 2014/2015 lo vede fare il secondo a Genova. Un altro argento con l’Argentina, nella Copa Amèrica 2015. Quell’estate Van Gaal arriva allo United; l’olandese lo ha allenato ai tempi dell’AZ e lo convince a fare da dodicesimo a De Gea. Una stagione con una decina di presenze tra campionato e coppe si chiude con l’ennesimo argento in Nazionale, nell’edizione Copa Amèrica Centenario. A De Gea, ovviamente, ha fatto da riserva pure quest’anno; non in Europa League però, la coppa vinta ieri lo ha visto grande protagonista.

Romero ai tempi della Samp

IL FUTURO
De Gea pare destinato a tornare a Madrid
, sponda Real. Lo United cerca un sostituto; qualcuno caldeggia la promozione del Chiquito, per alcuni il miglior secondo portiere al mondo. Lui ha chiesto garanzie, vuole giocare, dovesse anche andare in contesti meno prestigiosi per farlo. Mourinho ci pensa, il tripletino porta anche la firma del numero 1 argentino. Pardon, 12.