Luigi Pellicone

Premier League razzista? Chris Ramsey prosegue la sua crociata. L’ex allenatore del QPR (ora direttore tecnico) sostiene da tempo che per i tecnici di colore sia molto difficile allenare squadre professionistiche. E, a sostegno di questa tesi ha sciorinato i numeri: i calciatori africani e asiatici costituiscono il 30% del parco giocatori della Football Association ma solamente il 5% dei tecnici proviene da questo contesto. Quanto basta, secondo il manager della squadra londinese, per parlare di razzismo istituzionale.

Il supporto della Football Association

Ramsey sostiene un progetto ad ampio respiro e  hatrovato appoggio nella FA Cup che ha annunciato un invesitmento di 1,2 milioni di euro riservati ai candidati tecnici “minoritari”. Il finanziamento prevede 6 milioni di euro da spalmare per i prossimi 5 anni in modo che, all’interno della federazione, si formino più aspiranti allenatori. Anche se la comunità ha accolto con una certa freddezza la novità. Ormai si è diffusa la convinzione che il problema non sia di natura economica, quanto sociale. Molti giocatori di colore hanno rinunciato a proseguire la loro carriera come tecnici perchè ritengono sia inutile cercare un lavoro in un ambiente restio ad accettarli. In questa ottica, anche per togliere ogni forma di alibi e risolvere definitivamente ciò che appare un problema di trasparenza, il tecnico del QPR propone l’introduzione della Rooney rule.

La Rooney Rule

Cosa c’entra l’attaccante dell’Everton? Assolutamente nulla. É solo un’omonimia. Il Rooney in questione è il magnate che possiede i Pittsburgh Steelers. E nel 2003 ha chiesto e ottenuto che gli afroamericani fossero chiamati obbligatoriamente dalle squadre della NFL per sostenere un colloquio nel momento in cui si fosse aperta la possibilità di una carica tecnica o dirigenziale in NFL. Dopo l’introduzione della norma, la percentuale è salita al 22% quasi quadruplicando il 6% antecedente la “Rooney rule”. Un caso? L’unica certezza è che la Rooney rule è ancora un dibattito molto sentito e aperto oltreoceano: i numeri certificano l’inversione di tendenza ma ciò, secondo le società, non significa che ci fosse ostracismo. Resta da capire cosa accadra in Premier, dove presto un nuovo Rooney potrebbe diventare protagonista.