Francesco Cavallini

Good bye Rudiger. Arrivato tra lo scetticismo generale, già rimpianto ancor prima dell’ufficialità del suo addio. Ecco la strana parabola di Antonio, per tutti Tonino, sbarcato a Roma nell’estate 2015 da oggetto misterioso ed oggi motivo di feroci critiche alla società, che con la sua cessione ormai imminente al Chelsea di Antonio Conte secondo la tifoseria indebolisce di molto la difesa giallorossa. Che Rudiger attraversasse la Manica era comunque destino, dato che la scorsa estate la stessa identica trattativa era stata già virtualmente conclusa, prima del crac del legamento crociato del ginocchio destro e del lungo stop che ne è seguito.

Ed è proprio dall’infortunio che Rudiger, anzi, Tonino, come viene affettuosamente soprannominato dai supporter romanisti, ha saputo trarre forza. Quella forza che gli ha permesso di tornare sui campi dopo appena quattro mesi, nella serata in cui si è conclusa la stagione di Alessandro Florenzi, e di riprendersi un posto in squadra che le buone prestazioni di Fazio in sua assenza sembravano potergli precludere. È forte Tonino, fisicamente e di testa. E quando parte, con quel fisico da corazziere e una esplosività più da atletica leggera che da calcio, non lo fermi più. Al punto che Spalletti, una volta avuto di nuovo a disposizione il tedesco, ha fatto di necessità virtù, prima inaugurando una difesa a 3 in cui l’ex Stoccarda si è trovato a meraviglia e poi scalandolo nel ruolo di terzino destro, che poi è quello che ricopre in Nazionale.

Antonio Rudiger, al centro delle trattative del mercato

E adesso Rudiger vale quaranta milioni, quasi dieci in più della cifra pattuita tra Roma e Chelsea all’inizio dello scorso giugno. Li vale perchè ha un anno in più di esperienza, italiana e internazionale, perchè la sua ottima tenuta atletica dopo uno stop prolungato dà garanzie di una struttura fisica affidabile e soprattutto perchè in questa ultima stagione il tedesco è migliorato. Molto migliorato, sia dal punto di vista tattico che da quello tecnico. L’anno scorso gli veniva rimproverato di essere il classico difensore tutto muscoli e (quasi) niente cervello, ottimo nei contrasti e nel gioco aereo ma scarso nell’impostazione e nell’interpretazione tattica della partita.

Certo, ora non ha i piedi di Beckenbauer o la visione di gioco di Sammer, ma non è più il Tonino che tanto spaventava i tifosi giallorossi nelle sue prime partite da titolare. Quello che a Frosinone, tra un liscio e qualche caduta di troppo, aveva fatto chiedere anche al romanista più ottimista di tutti ma chi abbiamo comprato? Risposta semplice ma non troppo scontata: due anni fa la Roma ha acquistato (per una spesa totale che si aggira sui 13 milioni) uno dei migliori prospetti europei nel suo ruolo ed ora viene lautamente ripagata di un investimento più che azzeccato. Il Chelsea si porta via un calciatore che, dando uno sguardo alle caratteristiche, sembra fatto apposta per la Premier League, campionato in cui potrà far valere ancora di più una potenza fisica straripante che in Italia è spesso messa a dura prova dall’eccessiva fiscalità dei direttori di gara.

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Antonio Conte vuole fortemente il tedesco

Tonino lascia Roma, ma Roma non vuole lasciare Tonino. Si sono tutti affezionati a quel ragazzone tedesco, amante della musica e degli scherzi, che passa il suo tempo libero a ballare, cantare e prendere in giro i compagni di squadra su Instagram. Ma non è solo questione di (innata) simpatia. Il tifoso romanista è esigente e, soprattutto negli ultimi anni, tende a storcere un po’ il naso quando i propri calciatori non sono tecnicamente eccelsi (salvo poi lamentarsi dopo dieci minuti scarsi di avere una squadra troppo leziosa). Ma c’è una qualità che apprezza più di qualsiasi altra cosa, a prescindere dal risultato o dall’efficacia del giocatore. La maglia sudata, la voglia di dare il 200% per i colori giallorossi. Quella feroce determinazione che ha regalato lo status di leggenda ad un giocatore non proprio trascendentale come Tarzan Annoni ed ha permesso a Iturbe di essere incitato fino all’ultimo secondo della sua finora deludente esperienza nella Capitale.

E Rudiger la maglia la suda sempre, la sporca, se la fa strappare. Non si risparmia (anche perchè non è fisicamente strutturato per farlo) e talvolta eccede con la fiducia nelle proprie capacità. Come quando, con le sue lunghe leve e con la testa alta, esce dalla difesa palla al piede. Se decide che è ora di arare la fascia destra, è facile ritrovarlo quasi sul fondo, intento in improbabili tentativi di doppio passo sul difensore avversario o a recapitare a Dzeko dei cross ai quali il tifoso medio non darebbe una lira, ma che spesso sono più precisi della media dei traversoni giallorossi. Ma del resto, se il CT della Germania campione del mondo lo schiera quasi sempre da terzino, un buon motivo deve pur esserci. È diventato una colonna della Roma, in coppia con Manolas, la vittima preferita delle sue leggendarie prese in giro.

Kostas Manolas

Ma la coppia, in questo caso, scoppia, perchè nelle strategie di Monchi e di Di Francesco Rüdiger non è considerato nel ruolo di esterno di difesa e quindi, per caratteristiche, uno dei due centrali è di troppo e può partire per cifre consone. Il prescelto pareva essere Manolas, diretto in Russia allo Zenit di Mancini per circa trentacinque milioni. Ma è arrivato lo stop del greco e, a malincuore, la dirigenza ha considerato l’idea di cedere il tedesco dal sorriso contagioso. Probabile cessione che, ironia della sorte, ha scatenato resistenze maggiori rispetto a quella dell’ex Olympiakos, a lungo considerato il vero plusvalore della retroguardia giallorossa. Ora invece i tifosi di fede romanista piangono sulla Rete (che ha sostituito i buoni vecchi bar con cornetto, cappuccino e quotidiano sportivo d’ordinanza) l’addio di Tonino o tentano in un inglese improbabile di convincerlo a rimanere, bombardandolo di messaggi sui suoi social.

Sembra troppo tardi. Rudiger lascia Roma, tra i rimpianti di tutti. Va a Londra alla corte di Re Conte, un altro Antonio, con il quale di certo formerà un’altra accoppiata, forte e forse anche vincente. Va a convincere altri tifosi della bontà della scelta di puntare su di lui. C’è scetticismo nei dintorni di Stamford Bridge. Ma non fa niente, Tonino ci è abituato. Quella diffidenza la cancellerà, portando con sé tutti gli attestati di stima raccolti nel corso dei due anni passati nella Capitale. Dove ripensano al giorno in cui lo hanno visto arrivare e sfoggiano un sorriso già pieno di malinconia. Cessione eccellente, dicono. Non è la prima, non sarà l’ultima. Ma questa, per qualche motivo, fa più male di molte altre…