Luigi Pellicone

Perisic lontano dall’Inter. Testa altrove. Precisamente a Manchester, sponda United. La foto di gruppo scattata in ritiro parla da sé: istantanea di un distacco. Il croato non ha intenzione di rimanere in nerazzurro: posa eloquente e poco elegante. L’esterno, per salutare, deve sperare che l’offerta proveniente da Oltremanica, o da qualsiasi altra parte, sia particolarmente vantaggiosa: le prospettive di mercato, del resto, non mancano. Il prezzo lo fissa l’Inter. Ah, da queste parti si valutano proposte economiche e conguagli tecnici. Quali? Boh.

Sabatini fumoso, proprio come il suo mercato

Tifoseria preoccupata. Perché Sabatini, uomo trasversale che ispira decisioni, non risponde colpo su colpo? Semplice. Il coordinatore tecnico del gruppo Suning non considera il Milan un modello. La dirigenza nerazzurra opta per una strategia diversa, condivisa con società e allenatore: l’Inter non ha bisogno di essere ribaltata, ma di integrazioni determinanti. Spalletti, in questa ottica, è una scelta fisiologica: un allenatore che selezioni e riqualifichi il gruppo di lavoro. In sintesi: salvare e o restituire calciatori finiti ai margini o in crisi d’identità. Un compito, fra l’altro, che gli riesce benissimo.

Niente top players?

Resta da capire quali siano gli obiettivi di mercato in entrata e in uscita. I top player sono due: Icardi e il suo stipendio. Ergo, nessuno, guadagnerà più del capitano nerazzurro. Tradotto: meglio dimenticarsi top players? Si. Anzi no. Meglio ancora: non esattamente. In caso di “soluzioni determinanti” non si tirerà indietro. Ok. Quali sono i nomi? Sabatini si diverte con le parole e si prende anche la consueta pausa sigaretta. Fumo. E poco arrosto.

Dalbert rimane a Nizza perché i francesi vogliono giocarsi il preliminare prima di cederlo.

Di Maria non è l’uomo giusto, perché all’Inter, in quel reparto, servono dei gol.

Nainggolan è un desiderio ma resterà un’operazione quasi impossibile.

Vidal è un profilo da Inter, piace molto. Anche lui, però, resta difficile da raggiungere e non c’è trattativa in corso.

E insomma, ma allora? Sabatini difende l’idea che inseguire scelte di prestigio renda difficile il mercato. E precisa che non si compra di prepotenza. Obiezione: Anche restare al palo non è un bel vedere. A metà luglio era lecito pensare a qualcosa di diverso.