Matteo Muoio

Ieri l’annuncio a sorpresa, con tanto di presentazione a Nanchino. Walter Sabatini è il nuovo coordinatore tecnico del Suning Sports Group. Che vuol dire Inter ma pure Jiangsu. Prima di addentrarci in qualsiasi tipo di considerazione su ruolo e mansioni è bene interrogarci sulla dicotomia di questa unione: una delle figure più romantiche, visionarie e indecifrabili del nostro calcio varca la nuova e più ricca frontiera dell’economia calcistica, dove il pallone è prima di tutto marketing, brand, possibilità di crescita. Certo, il mago Walter è reduce da Roma e dalla proprietà americana, ma Pallotta non è Zhang – in termini di capitale – e ereditava la squadra dai Sensi, da una gestione familiare, scoprendo simulacri e idoli capaci di legare in modo viscerale squadra e piazza. Diciamo che gli americani a Roma – come pure i vari Tacopina e Saputo – rappresentano uno step intermedio, un’ibridazione tra la nostra tradizione e la necessità di adeguarsi ad una realtà che cambia. L’Inter no, Moratti non c’è più da un po’ e i nerazzuri prima dell’avvento cinese hanno vissuto l’advisoring di Thoir. Sono ‘marchio’ da un po’. Sabatini è quello che si innamora dei suoi giocatori, che soffre sinceramente nel venderli o se questi non rendono quanto auspicato – almeno così per Lamela e Ljajic -, che passa notti di tablet e MS per capire se un giovane può fare al caso suo. Suning non gli chiede questo, almeno in partenza. Suning vuole vincere e subito; per farlo si affidano ad uno che in oltre vent’anni di carriera non ha vinto nulla. Altro dato che stride.

Sabatini e Spalletti.

 

Sabatini in Suning: la posizione all’Inter

Vittorie o meno e con tutte le sue contraddizioni, Sabatini è tornato in corsa perché è un ottimo dirigente. Suning l’ha scelto perché sa di calcio e, in ottica Inter, era una delle migliori soluzioni per l’opera di rimpolpamento tecnico-dirigenziale che a breve dovrebbe comprendere pure Oriali. Ma all’Inter, da coordinatore tecnico, di cosa si occuperà precisamente? Quale sarà il suo raggio d’azione? Rimane difficile immaginarlo fuori dal mercato, non è nella sua natura, un po’ come la storia della rana e dello scorpione. Ausilio però non farà la parte della rana, perché ha appena rinnovato il contratto e gode della piena fiducia della società. E’ giovane e preparato, anche se da quando è al timone i risultati dell’Inter non sono stati granchè; due estati fa si mise in evidenza con la formula del ‘compro oggi e pago l’anno prossimo’, al netto della cantonata Kondogbia il mercato fu buono, il campionato un po’ meno. Quest’anno, nonostante i 130 milioni spesi, il fallimento è stato totale. Pesano i 28 milioni per Gabigol e i 45 per Joao Mario, la presenza di tanti doppioni in rosa. Doveroso però, nel giudizio sulla stagione e sul mercato interista, considerare variabili come il cambio al vertice, l’addio di Mancini, De Boer e l’ingombrante presenza di Kia Joorabchian. Ausilio aveva scelto Pioli e sembrava avergli detto bene, anche qui c’è da considerare la tenuta mentale di una squadra che svanito il sogno Champions ha mollato. Ora, a Sabatini, pare spetterà il compito di convincere Conte o di individuare la giusta alternativa. Il confronto con Ausilio è inevitabile; in sede di mercato, poi, saranno in 3 a decidere. Sabatini e Ausilio dovranno far collimare le proprie idee con quelle di un top manager. I due hanno caratteristiche differenti, operano in maniera diversa. Sabatini è il re delle plusvalenze, forse il migliore in Italia – occhio a Tare però – nello scovare talenti assoluti da svezzare e rivendere a peso d’oro, come pure ragazzi più grandi pronti per il salto di qualità. Ogni tanto ha degli abbagli clamorosi – vedi Gerson, Salih Ucan o Doumbia – ma il bilancio – personale e quello che lascia in dote alle società – è positivo. Ausilio si sa muovere – vedi operazioni come Miranda o Perisic – ma non ha mai tentato e vinto la scommessa; tralasciando i nomi importanti, nessun giocatore tra quelli comprati ha reso al di sopra delle aspettative, quasi nessuno all’Inter ha incrementato il proprio valore se non per questioni di visibilità. Eccezion fatta per Icardi, che arrivava giovanissimo per una cifra abbastanza elevata e aveva già fatto vedere buone cose in Serie A. Un po’ come Schick, probabile primo colpo dell’Inter 2017/2018; tra l’altro, fu proprio il mancato acquisto del giovane attaccante ceco, la scorsa estate, a sancire lo strappo definitivo tra Sabatini e Pallotta. Gli scherzi del destino.

Il Chelsea di Conte non è andato in vacanza

Conte è l’obiettivo numero 1 di Suning per la panchina nerazzurra.

SABATINI E IL JIANGSU
Uno scenario distopico potrebbe prevedere un Sabatini più incisivo in Cina che in Italia. Certo, nella nota di presentazione comparsa sul sito dello Jiangsu non si fa menzione al mercato, ma lui in conferenza ne ha parlato e molto probabilmente, lì, se ne occuperà in prima persona. Avrà carta bianca e un budget importante a disposizione. Tanti milioni per sbizzarrirsi come meglio crede nei suoi slanci estetici, senza la pressione del colpo sbagliato visto il livello medio della Chinese Super League. Dovrà vedersela esclusivamente con i paletti fissati dalla Federazione, che dal prossimo anno imporranno la presenza di massimo 5 stranieri in rosa e 3 in campo contemporaneamente. Immaginate un Jiangsu campione senza i folli investimenti cui ci sta abituando il mercato cinese, ma grazie alle intuizioni del dirigente umbro. Il primo scudetto della storia per il Jiangsu, il primo per Sabatini. Chissà che l’ex ds di Roma e Lazio non trovi il paradiso in Cina. Che, tra le altre cose, è anche il paese che produce più sigarette al mondo.