Francesco Cavallini

San Pietroburgo è ferita. La bomba esplosa su un vagone della splendida metropolitana colpisce al cuore la ex capitale degli Zar, luogo pieno di storia ma anche una città in cui lo sport è parte integrante della vita della popolazione. Basta farsi una passeggiata per Nevskji Prospekt, che noi conosciamo meglio nella traduzione Prospettiva Nevski di battiatesca memoria, per capire quanto gli abitanti di Piter siano legati alle squadre sportive locali. Sull’arteria più frequentata della popolazione, quasi uno di fronte all’altro, sorgono infatti i megastore delle due glorie cittadine, lo Zenit e lo SKA.

Lo Zenit Football Club, che il mondo chiama Zenit San Pietroburgo, viene fondato nel 1925 nell’allora Leningrado. Come tutte le squadre di epoca sovietica, rappresenta una parte dell’esercito o comunque delle forze armate. In questo caso, strano per una città di gloriosa storia marittima, tocca alla contraerea, per cui uno dei soprannomi di calciatori e tifosi del club è Zenitchikitermine poco traducibile che comunque indica i soldati preposti all’abbattimento degli aerei nemici. Quelli delle altre squadre preferiscono chiamarli Bomzhii senzatetto, ma di questo forse è meglio non parlare sulle rive della Neva.

Una squadra con una lunga tradizione, ma non molto vincente, almeno fino all’epoca di Luciano SpallettiAndre Villas-Boas. Eppure i volti, gli stemmi, le icone del club sono ovunque. Fanno compagnia alle matrioske di Lenin o di Putin al mercatino accanto alla fantastica Cattedrale del Sangue Versato, spuntano su manifesti pubblicitari in qualsiasi luogo. Nelle strade, sui palazzi, persino, purtroppo, nella metropolitana oggi macchiata di sangue. L’enfant du pays, ammesso che in Russia si usi il termine francese, è Andrey Arshavin, uno dei più fulgidi talenti degli ultimi vent’anni di calcio est europeo. Con la maglia celeste dello Zenit ha vinto tre campionati, Coppa UEFA e Supercoppa Europea e si è classificato sesto nella lista del Pallone d’Oro 2006.

Ma se il calcio è passione, a San Pietroburgo l’hockey è vita. A tenere alto il nome della città di Pietro il Grande c’è lo SKA, che nella traslitterazione cirillica è reso in CKA, sigla che significa semplicemente Club Sportivo dell’Esercito. Fondato nel 1946, esattamente come lo Zenit lo SKA è una squadra storica, ma molto poco vincente. La prima finale raggiunta risale al 2012, ma neanche in quel caso i Soldati sono riusciti ad aggiudicarsi l’ambita Coppa Gagarin, il trofeo dei Campioni di Russia, dedicato al cosmonauta con la passione per l’hockey.

Nonostante ciò, da oltre dieci anni ogni fine settimana più di diecimila persone si recano al Palazzo del ghiaccio di San Pietroburgo a tifare per gli eroi in maglia blu e rossa, un’affluenza record per la Kontinental Hockey League. La costanza dei supporter è comunque stata finalmente premiata nel 2015, quando lo SKA è riuscito finalmente a laurearsi campione sconfiggendo per 4-1 gli Ak Bars (letteralmente i leopardi della neve) di Kazan. L’eroe della stagione, Artemi Panarin, si è ora accasato negli Stati Uniti e indossa un’altra maglia rossa, quella dei Chicago Blackhawks.

Insomma, una città che vive lo sport e con passione e che certamente anche attraverso le squadre di calcio e di hockey cercherà un difficile ritorno alla normalità. Forse non basterà, ma di certo sarà almeno un po’ d’aiuto.