Redazione

Gabbiadini. Giaccherini. Zapata. Pavoletti, Ounas. Volendo, persino Higuain. Una lista che comprende calciatori che hanno una certa dimestichezza con le porte avversarie, indipendentemente da eventuali classifiche legate a valori assoluti. E hanno in comune anche un’altra cosa: chi più, chi meno, è stato fagocitato dal Napoli di Sarri. Che ora si ritrova un tridente acciaccato e, soprattutto, nessuna possibilità (almeno secondo il tecnico) di effettuare rotazioni. Ma la mancanza di alternative può essere la semplice conseguenza dell’atteggiamento del tecnico toscano nei confronti dei calciatori che si sono succeduti nell’attacco partenopeo?

Higuain e Mertens, bomber per merito di Sarri?

L’analisi parte, paradossalmente, da chi del sistema Sarri ha più beneficiato, in termini numerici e di prestazioni. Higuain e Mertens, il numero 9 che ha lasciato Napoli e l’esterno che si è scoperto centravanti. Il Pipita ha raccontato che il tecnico lo riteneva pigro e che le sue parole lo hanno spronato fino a diventare il recordman di reti stagionali in A. Ma questo non gli ha impedito di abbandonare l’azzurro per accasarsi a Torino. Dove comunque, Sarri o non Sarri, si è dimostrato bomber implacabile. Il suo sostituto, esclusa la parentesi Milik, secondo Sarri non era neanche da considerare un centravanti. Mertens ha smentito il suo allenatore con vagonate di reti, ma più che un’intuizione il suo spostamento è coinciso con una necessità. Non tutti i meriti, dunque, vanno a chi siede in panchina.

Gabbiadini e Zapata, addii con rimpianto

E poi arrivano gli altri. Partendo da Gabbiadini, con cui non è mai scattata la scintilla. Distanze tenute reciprocamente, sia chiaro, vedendo la lettera d’addio del giocatore, che alla partenza da Napoli ha ringraziato tutti i membri dello staff…tranne Sarri. L’azzurro è stato provato da centravanti, vista l’inamovibilità di Callejon sulla destra. E ha fallito, nonostante con Benitez avesse raggiunto le quindici reti stagionali. Un calciatore dalle potenzialità importanti, che non è stato sfruttato a pieno. Come Zapata, che ora è il grande rimpianto dei tifosi del Napoli, vista l’ottima stagione in maglia Samp. Era così necessario cederlo? Chiaramente parla anche il senno di poi dato dal secondo infortunio di Milik, ma è anche vero che in una grande squadra cinque attaccanti di valore sono la norma. Sempre ammesso che chi la gestisce riesca a lavorare bene sulle rotazioni in campo.

Pavoletti, Giaccherini e Ounas

E proprio parlando di turnover, ci sono i desaparecidos, vecchi e nuovi. Pavoletti è arrivato a Napoli per 18 milioni di euro, ma ha trovato la strada sbarrata da un Mertens formato Pallone d’Oro. Normale che abbia dovuto fare panchina, meno che il Napoli se ne sia liberato a cuor leggero (vedi il caso Zapata) dopo neanche sei mesi. Pare che i due fossero ai ferri corti, come dimostra la frecciatina recente riguardo al mercato: Sarri di un altro Pavoletti non se ne fa nulla. Esattamente come pare non farsene nulla di Giaccherini, acquistato ormai più di un anno fa e che con la maglia del Napoli ha finora raccolto la bellezza (?) di cinquecento minuti di gioco in sedici mesi. Oppure di Ounas, prelevato in estate dal Bordeaux e utilizzato con il contagocce anche in assenza di Insigne perchè tatticamente anarchico.

Si dice che tre indizi facciano una prova. Forse non è questo il caso, ma arrivati alla fragorosa eliminazione dalla Champions e in un momento in cui le contingenze non sembrano essere favorevoli al suo Napoli, Sarri dovrebbe farsi qualche domanda. E non, come ha già fatto, chiedersi con chi sostituire i tre tenori, stanchi e acciaccati. Piuttosto, interrogarsi sul perchè, nel corso degli anni, non ha creato le condizioni affinchè ci fosse qualcuno a cui poter dare fiducia.