Mattia Deidda

Una vittoria più sofferta di quanto non dica il risultato. Il Napoli vince per 3-1 contro il Sassuolo, continuando la sua corsa in campionato in testa alla classifica. I partenopei, però, sono apparsi meno brillanti del solito. Il pallone non girava alla classica velocità, ed anche la catena di sinistra non riusciva a creare azioni pericolose con la frequenza a cui siamo ormai abituati. In situazioni di stallo, a fare la differenza tra una grande squadra ed una che studia per diventare tale, sono le palle inattive. Contro il Sassuolo, Sarri rispolvera il passato e si riprende il soprannome di Mister 33. Il numero è legato alle situazioni di palla inattiva, che il tecnico sperimentava in allenamento ai tempi del Sansovino.

Napoli, la soluzione alternativa al gioco

Non si possono giocare tutte le gare allo stesso modo. Nel calcio moderno, con partite ogni tre giorni, è impossibile. I calciatori, per quanto atleti migliori rispetto al passato, non possono reggere lo stesso ritmo per tutta la stagione. Figurarsi nel Napoli, dove il ritmo richiesto da Sarri lascia spesso a bocca aperta. In giornate più difficili, come contro il Sassuolo, le grandi squadre devono trovare una via alternativa per portare a casa i tre punti. I padroni di casa lo hanno fatto, con il minimo sforzo. Il 2-1 ed il 3-1 arrivano da palla inattiva. In totale, i partenopei raggiungono quota undici centri da calcio piazzato. Un’enormità, considerando come siano trascorse appena undici giornate: praticamente, è come se il Napoli iniziasse le partite con un gol di vantaggio da situazioni a palla ferma. E cinque delle undici reti arrivano da calcio d’angolo.

L’importanza di Sarri sui calci piazzati

Quando si parla di Sarri spesso si esalta solo il gioco che il tecnico riesce a regalare alla squadra. La partita contro il Sassuolo apre una nuova finestra. Fino a questo punto del campionato, la qualità del Napoli aveva messo in secondo piano ogni situazione da palla inattiva terminata in rete. Ma nella prima gara stagionale dove i partenopei hanno realmente avuto difficoltà nella costruzione della manovra, appare evidente la cura maniacale con cui sono stati preparati i due calci d’angolo. Il primo forte lungo la linea di fondo, con tre giocatori attaccati al portiere messo in una situazione complicata. Il secondo è un semplice gioco di equilibri: un calcio d’angolo battuto corto per portare la difesa avversaria a salire. Palla sul secondo palo e torre per un semplice tap-in. Dirlo è facile, realizzarlo molto più complicato. Tutto dipende dalla qualità dei propri giocatori. Sarri è riuscito nell’impresa di sfruttare le palle da fermo ai tempi del Sansovino. Ma con il rispetto dovuto per la società toscana, con Insigne, Mertens e Callejon tutto risulta estremamente più semplice.