Redazione

Natale è ancora lontano e per la Roma di mezzo ci sono sette partite, quasi una ogni tre giorni. Genoa, SPAL, Qarabag, Chievo, Cagliari, la Coppa Italia e poi il gran finale prima delle feste a casa della Juventus campione d’Italia. Ci sarebbe ben poco tempo e modo di pensare agli addobbi, ma nonostante questo Di Francesco sta già…preparando l’albero. E la decorazione più attesa, quella nuova e scintillante, è Patrik Schick. Il ceco è finalmente pronto a prendersi il suo posto nell’attacco giallorosso, potrebbe essere convocato già per Marassi e poi cercherà di riprendere il ritmo partita prima del match dello Stadium.

Schick è la chiave per passare all’albero di Natale

E proprio il rientro del numero 14  può modificare ulteriormente i piani del tecnico giallorosso, che già in più di qualche occasione ha deviato dall’ortodossia del 4-3-3, proponendo soluzioni alternative. E dato che le feste si avvicinano, perchè non pensare all’Albero di Natale? Una formula tattica che non si discosta granchè dal modulo canonico, ma che, attraverso le caratteristiche di chi lo interpreta, può regalare alla Roma altre possibilità per scardinare le difese avversarie. In questo caso la discriminante è Schick, che Di Francesco ha già idealmente piazzato sull’out di destra, insistendo però sulla sua capacità di rientrare sul piede sinistro e di accentrarsi.

Perotti e il ceco a supportare Dzeko

Più che un esterno, pare la descrizione di un trequartista. La sua, come quella di Diego Perotti, che ormai sulla fascia sinistra si trova a meraviglia, ma resta pur sempre un calciatore che tende molto a prendersi l’interno del campo, piuttosto che fare la differenza vicino alla linea laterale. Ed ecco che, con un accentramento contemporaneo di quelli che nominalmente sono gli esterni della squadra, l’Albero di Natale è bello che costruito. Anche senza parlare di cambio di modulo, perchè, nomenclatura a parte, si tratta sempre della stessa tipologia di gioco: una punta centrale (Dzeko, con la sua calamita per i difensori avversari) e due compagni ad accompagnarlo. Che poi la strana coppia giochi al limite del campo o venti metri al suo interno, cambia poco.

Sulle fasce ci pensano i terzini

Cambierà, eventualmente, quando verranno inseriti altri esterni, come El Shaarawy, che invece tende più a cercare la profondità. Ma non è detto che anche l’egiziano non possa giovare di questo possibile accorgimento tattico da parte di Di Francesco, dato che la partnership con Dzeko, con la capacità da parte del Faraone di giocare sulle sponde del bosniaco, ha già dato ottimi risultati. E sulle fasce? L’accentramento degli esterni porterebbe ad un lavoro maggiore da parte dei terzini? Sì, ma niente paura. Sulla destra Florenzi corre per due già di suo, dall’altro lato Kolarov ha meno accelerazione, ma garantisce continuità. E, in caso di stanchezza, a sopperire ad entrambi c’è sempre il rientrante Palmieri. Un altro bel regalo di questo dicembre, che la Roma spera di concludere…facendo da puntale all’albero di Natale della Serie A.