Redazione

La Grande Bellezza. Schick. Un colpo da oscar. Un giocatore straordinario, nel senso pieno del termine. Proprio perchè va oltre l’ordinario. Non è facile trovare un calciatore cosi: così alto, così forte, così agile, così elegante. Classe e forza. Difficile che vadano d’accordo. Però, vuolsi là dove si puote e più non dimandare. Dio del calcio ha voluto fondere, in 187 centimetri e 73 chili, cotanto talento. Ma chi è? E cosa può dare Patrick Schick?

Eleganza, personalità e “killer instinct”

Giampaolo, che si è ritrovato questa gemma fra le mani, lo ha definito punta o “sottopunta”: il che rende benissimo l’idea. Schick ama prendere il pallone, posizionarsi dietro le punte, galleggiare fa le linee, seminare avversari e panico. Un prototipo di calciatore fuori dal comune: qualità tecnica e coordinazione negli spazi, specialmente nello stretto. Sinistro felpato, controllo di palla, agilità incredibile in relazione alla stazza. In una parola: imprendibile. A dispetto della giovanissima età, anche una fortissima personalità. Una ricerca quasi istintiva verso la giocata, anche complessa. Non è presunzione. Piuttosto consapevolezza. Talmente elegante da sembrare etereo: invece è un cecchino. Alterna soluzione di potenza e precisione senza perdere in efficacia. 32 presenze e 11 reti e 5 assist. Decisivo, insomma, in una partita su due.

Come utilizzarlo

Cosa può dare Schick? E cosa non può dare? La sensazione è che nel 4-3-3 sia parecchio limitato e che Di Francesco sicuramente saprà ritagliarli un ruolo ad hoc per valorizzarne il talento ed esaltarli al servizio della Roma. Anche perché, è bene ricordarlo, si parla del giocatore più pagato della storia giallorossa. Giampaolo ha detto che non è un’ala. Ciò presume un cambio di modulo. O, perlomeno, una variazione. Neanche troppo traumatica. Un passaggio dal 4-3-3 al 4-3-1-2 è più che sopportabile e ricorda, per certi versi, la “rivoluzione” di Sarri. L’allenatore toscano era un convinto fautore del 4-3-1-2. Passando al 4-3-3 ha tirato fuori dal cilindro il Napoli più bello di questo secolo. Ecco, forse, avendo in mano Schick, basta compiere esattamente il percorso opposto. Potrà essere l l’”1” del 4-3-1-2? Uno, perché unico. Del resto, di fronte alla Grande Bellezza, è ammessa una deroga. Liberare il talento. Lasciarlo giocare, a briglie sciolte. Il compito è semplice: affidargli il pallone e lasciare fare ad istinto e talento, che da quei piedi, qualcosa di buono succederà.