Francesco Cavallini

Come fa una ragazza di Milano a diventare una provetta sciatrice? È un po’ la stessa domanda che ci si poneva ai tempi di Alberto Tomba, che dalla pianeggiante e non certo nevosa Bologna è diventato forse il simbolo dello sci italiano (con tutto il rispetto per i vari Thoeni e Compagnoni). Certo, Milano è abbastanza vicina a molte località sciistiche, ma anche in quel caso, per assecondare la passione di una figlia, ci sono da fare dei sacrifici non indifferenti e serve tanto amore per la disciplina per non sentire la fatica. A meno che tua madre non sia anche lei una sciatrice, e non una qualsiasi. Maria Rosa Quario, milanese, una dei membri della Valanga Rosa, il contraltare femminile della Valanga Azzurra. Non sorprende quindi che Federica Brignone sia la punta di diamante dello sci tricolore.

Una vittoria dedicata a Elena Fanchini

Non sarebbe servito ribadirlo, ma a un mese dalle olimpiadi di Pyeongchang è sempre meglio mettere le cose in chiaro. E quale occasione migliore del Super-G di Bad Kleinkirchheim? Vittoria sul filo dei centesimi in una gara come al solito breve, ma molto tirata. Alla fine quasi due decimi di vantaggio sulla seconda, la svizzera Gut. Le altre azzurre fanno bene in vista della Corea, soprattutto, considerato il momento, Nadia Fanchini, che si piazza quinta. Ed è proprio alla sorella di Nadia, Elena, che ha appena rinunciato alle Olimpiadi per combattere contro il tumore, che va il pensiero di Federica e di tutta la squadra. A febbraio la Valanga Rosa scenderà in pista anche e soprattutto per lei. Le medaglie sono alla portata, forse addirittura un’affermazione tra gigante o Super-G che avrebbe il gusto dell’impresa. Sempre ammesso che la Schiffrin decida di non esagerare, schiantando le rivali anche nella velocità.

Finalmente la maturità agonistica

È il momento migliore per Federica Brignone per tentare l’assalto alla leggenda, perchè a ventuno anni, quando conquistò l’argento mondiale in gigante a Garmisch-Partenkirchen era forse ancora troppo presto. Lo sci italiano, forte della tradizione familiare, aveva già sentenziato la nascita di una nuova stella. Ragionamento poi confortato dai fatti, ma con l’ausilio del tempo. Da quel giorno del febbraio 2011 ci sono voluti quattro anni per la prima affermazione in Coppa del Mondo, sempre in Austria, nel gigante di Solden. Da quella vittoria ne sono arrivate altre sei, due in gigante, due in Super-G e una in Supercombinata, una gara che a Pyeongchang sembra già assegnata in partenza alla cannibale statunitense, ma che può regalare soddisfazioni inattese a Federica Brignone. Del resto lo slalom speciale, pur non essendo la sua specialità, la ventisettenne ce l’ha nel sangue, essendo la disciplina preferita di mamma Maria Rosa.

Federica Brignone ora punta a superare la mamma

Che è già stata superata dalla piccola di casa con la vittoria numero cinque, la seconda di questa annata straordinaria. Tra gennaio 2017 e i primi giorni del 2018 sono infatti arrivate ben cinque affermazioni, che sottolineano uno stato di forma, fisica e mentale, invidiabile. Arrivare al massimo della condizione alle Olimpiadi è prioritario, ma anche continuare la scalata alla coppa di specialità di Super-G e rimanere una delle poche in grado di vincere due gare di Coppa del Mondo 2018, interrompendo il monologo della Schiffrin, è importante. Tra Federica Brignone e Pyeongchang ci sono le gare casalinghe e quelle in Svizzera, poi la competizione si farà ancora più seria. C’è da vendicare una certa Maria Rosa Quario, arrivata a tre centesimi dal podio a cinque cerchi nello slalom speciale di Lake Placid nel 1980. E la speranza è che la milanese effettui un altro sorpasso. Siamo certi che anche la mamma la pensi così.