Redazione

Di cognome fa Paris, ma con la Francia ha ben poco a che fare. Anzi, Dominik, classe 1989, ha molta più dimestichezza con il tedesco, lui, come molti dei nostri campioni delle discipline invernali, nato tra le montagne dell’Alto Adige. Qualcosa in comune con Parigi però forse ce l’ha, come l’Arco di Trionfo. Che è quello sotto cui è posto il traguardo della discesa libera di Bormio, che l’italiano vince chiudendo alla grande il 2017 della valanga azzurra, già ben rappresentata anche da Sofia Goggia nelle scorse gare femminili. Per Paris l’anno si chiude con i migliori auspici verso Pyeongchang 2018, dato che all’accensione del braciere olimpico manca poco più di un mese e la forma sembra ottima.

Un 2017 da incorniciare per Paris

E a 28 anni Dominik Paris è pronto alla consacrazione, quella che già quattro anni fa a Schladming gli è sfuggita per pochissimo. Un argento mondiale, neanche a dirlo, in discesa libera, per 46 centesimi che l’hanno separato dal norvegese Svindal. Tempo di prendersi una piccola vendetta contro il destino, dopo un 2017 iniziato col botto e finito ancora meglio. A gennaio c’è stato il secondo trionfo sulla leggendaria Streif, la pista di Kitzbühel che premia i campioni, quelli veri, della velocità, poi a marzo la vittoria ad Aspen in chiusura di stagione e ora la meritata passerella sulle nevi (più o meno) di casa. Arrivata, per un simpatico scherzo del destino, proprio davanti allo stesso Svindal, che ora è avvisato: in Corea a febbraio si farà molto sul serio.

L’erede di Kristian Ghedina

Paris si candida quindi a degno, anzi degnissimo successore del campionissimo della velocità italiana dell’ultimo quarto di secolo, quel Kristian Ghedina capace di arrivare quarto in classifica generale di Coppa del Mondo per ben due volte, ma anche lui a secco di soddisfazioni quando le gare hanno regalato medaglie. L’altoatesino ha preparato la stagione nei minimi dettagli per arrivare al massimo della forma quando si apriranno i cancelletti dell’Arena alpina di Jeongseon e ogni minimo errore potrà costare qualche centesimo verso la leggenda di questo sport.

L’oro olimpico in discesa libera manca dal 1952

Il tricolore sul gradino più alto del podio a cinque cerchi per ciò che riguarda lo sci alpino manca infatti dal 2010, quando un sorprendente Giuliano Razzoli vinse lo slalom speciale a Vancouver. Se dovessimo però guardare solo alla velocità, tornerebbe in mente l’oro di Daniela Ceccarelli nel Super-G di Salt Lake City. E per la discesa libera? Beh, in quel caso torneremmo direttamente agli albori, alle Olimpiadi invernali del 1952 ad Oslo, con il trionfo di Zeno Colò. Si parla di sessantacinque anni fa, quando ancora non esisteva la TV e le imprese degli atleti venivano raccontate dalla radio e dai giornali. Ora Paris cerca invece la medaglia in mondovisione. E anche se i tempi cambiano, in fondo in discesa libera vale sempre il buon vecchio adagio: chi va più forte vince. E Dominik, spesso e volentieri, va più veloce di tutti.