Francesco Cavallini

Si ferma la Catalogna, per protestare “contro la violazione dei diritti e delle libertà dei cittadini catalani” avvenuta Il giorno del referendum. E neanche a dirlo, si ferma anche il Barça, cuore pulsante e simbolo identificativo del capoluogo e dell’intera regione. Uno sciopero generale, supportato dal governo locale, per confermare il supporto al movimento indipedentista, che dalla domenica di sangue ha solo guadagnato in supporto e visibilità. Niente allenamenti per il Barcellona, dunque, anche se comunque la squadra sarebbe scesa in campo a ranghi parecchio ridotti per l’assenza dei nazionali (ah, a proposito, al ritiro delle Furie Rosse il catalano Piqué si è preso una buona razione di fischi). Un segnale forte da parte della società, che non esclude altre azioni dimostrative. E il presidente Bartomeu spaventa la Liga (e anche il governo spagnolo): i blaugrana stanno valutando in quale campionato giocare in caso di indipendenza.

Scioperi singoli o collettivi

Il Barça incrocia le braccia, e non è una novità assoluta. Il mondo del calcio non è certo nuovo agli scioperi, ma di solito si tratta di calciatori singoli o dell’intera categoria. C’è chi si rifiuta di scendere in campo perchè vuole essere ceduto, come Payet un paio di stagioni fa. Al francese la manovra è riuscita, mentre non si può dire lo stesso di Carlitos Tevez, in sciopero ai tempi del City ma non per questo lasciato andare via da Manchester. Di proteste di categoria ce ne sono invece a bizzeffe, a partire da quella dei calciatori della Football Association nel 1939, contro i tagli agli stipendi dovuti all’inizio della seconda guerra mondiale. Ma anche senza scomodare il periodo interbellico, basta pensare all’inizio della Serie A 2011-12, ritardato a causa di uno sciopero dell’Associazione Italiana Calciatori contro il mancato accordo per il rinnovo del contratto collettivo.

L’Estonia contro la partita a ora di pranzo

Che sia una squadra a rinunciare a una partita o a rifiutarsi di prendere parte a un allenamento è invece un caso un po’ più raro. Ma spulciando con attenzione, si può risalire a qualche precedente, seppure con motivazioni abbastanza diverse da quelle dei catalani. Indimenticabile la protesta dell’Estonia nelle qualificazioni ai Mondiali del 1998. Il pessimo funzionamento dei riflettori dello stadio di Tallinn aveva costretto la FIFA a spostare il match con la Scozia, previsto alle ore 18, a ora di pranzo di un giorno feriale. Peccato che la nazionale padrone di casa fosse composta da calciatori/lavoratori, che avrebbero dovuto chiedere una giornata intera di permesso per scendere in campo. E quindi l’Estonia aveva deciso di non scendere in campo, mentre gli scozzesi, alle ore 13 precise, si presentavano assieme all’arbitro per il simbolico calcio d’inizio di una partita fantasma, subito seguito dal fischio finale. Ma tutto è bene quel che finisce bene, perchè la decisione successiva della FIFA non assegna la vittoria a tavolino per 0-3 alla Scozia, ma fa rigiocare il match, che termina con un noioso 0-0.

Lo sciopero della Francia, pagato con l’eliminazione

Rispetto a questa storia abbastanza sconosciuta, molto più interesse ha invece scatenato un altro famoso sciopero, quello della Francia nel 2010 durante il Mondiale sudafricano. La pietra dello scandalo in questo caso è Anelka, che viene rispedito a casa dopo un duro scontro con il CT Domenech culminato in una serie di insulti. Ma la squadra non si schiera con il tecnico, ben poco sopportato, bensì con il compagno e decide di boicottare l’allenamento due giorni prima dell’ultimo match del girone, fondamentale per il passaggio del turno. Il caso assume ben presto rilevanza nazionale ed è addirittura costretto a intervenire il presidente Sarkozy, che critica la squadra e Anelka. Risultato? La Francia perde la partita decisiva e saluta il Sudafrica, Domenech smette praticamente di allenare, Anelka non verrà mai più convocato e la Federazione sospende tutti e 23 i calciatori della rosa mondiale per una partita.

Se si escludono le defezioni in massa all’epoca della Guerra Fredda, è invece la prima volta che una squadra sciopera per questioni prettamente politiche. Un giorno di allenamento non è nulla per il Barça, che però lancia l’ennesimo segnale alla Federcalcio spagnola dopo il tentativo di non disputare il match contro il Las Palmas. La squadra è con la città e con il popolo catalano. Un atto di coraggio, ma anche di sfida. Vedremo quali frutti avrà.