Francesco Cavallini

I luoghi comuni saranno anche una cosa sbagliata, ma c’è da dire che molti fanno a gara per confermarli. È il caso della Scozia, i cui abitanti sono abbastanza noti per una certa parsimonia. Beh, la volontà di non spendere più del necessario o più del preventivato ha colpito anche la Scottish Professional Football League, che continua a rifiutare l’ingresso in campo della tecnologia per…questioni di bilancio. E non parliamo del nuovissimo e ipertecnologico VAR, bensì della più primitiva e relativamente meno costosa Goal Line Technology. Che, secondo chi organizza il campionato scozzese, costerebbe milioni di sterline per essere installata su tutti campi.

La Goal Line Technology avrebbe evitato il caos nel derby di Edimburgo

Le polemiche, neanche a dirlo, sono scaturite da un match in cui la tecnologia avrebbe fatto molto comodo alla terna arbitrale. Neanche una partita normale, ma il sentitissimo derby di Edimburgo, quello tra gli Hibernians e gli Hearts. Partita che in pura teoria si sarebbero portati a casa i biancoverdi grazie a una rete di Shaw. Esattamente, solo in teoria, perché l’arbitro non ha visto il pallone varcare la rete e quindi la stracittadina è terminata in pareggio, per l’ovvio disappunto di Neil Lennon, allenatore degli Hibs. Che naturalmente sostiene che con un minimo di tecnologia applicata alla Scottish Premiership, la sua squadra sarebbe tornata a casa con il bottino pieno. La Goal Line Technology, ha proseguito l’allenatore dei biancoverdi, è utilizzata in quasi tutti i campionati d’Europa ed è la maniera migliore per dirimere questo genere di controversie. Pertanto, chiude Lennon, è uno scandalo che in Scozia non sia ancora utilizzata.

Senza tecnologia, la storia si ripete…

Ma se per i match del campionato scozzese che vengono mandati in televisione non sarebbe un costo proibitivo neanche applicare il VAR, il problema, secondo la Lega Calcio scozzese, si presenta per la maggior parte delle altre partite, che non vengono trasmesse in diretta. Per garantire una uguale copertura e un regolare utilizzo della tecnologia in campo, concludono dalla SPFL, servirebbero troppi soldi ed è un costo che la lega non può in questo momento permettersi. E così ricomincia la polemica, che in Scozia è presente da parecchio tempo. Almeno dal 2013 quando, sempre in un derby di Edimburgo e sempre a sfavore degli Hibs, l’arbitro non vide che un tiro da 40 m di Griffiths, che aveva colpito la parte inferiore della traversa, era in realtà terminato almeno mezzo metro dentro la porta.

…e c’è l’Old Firm alle porte

Ma ciò che sembra mettere di più in difficoltà gli arbitri riguardo l’utilizzo della tecnologia (e la possibilità per gli spettatori di analizzare eventuali errori grazie alle tv) è di certo la prossima partita di campionato, quella più importante di tutte. L’Old Firm di sabato a Celtic Park rischia seriamente di mettere una pietra tombale sulla stagione del football scozzese, dato che i biancoverdi cattolici guidano la classifica con otto punti sulla seconda, l’Aberdeen, e con ben 11 lunghezze sui rivali di sempre dei Rangers. Le polemiche che hanno seguito il derby di Edimburgo spaventano un po’, perché se dovesse ripetersi un episodio simile nella partita più seguita dell’anno, di certo sarebbe impossibile per la SPFL continuare a sostenere la teoria secondo cui la tecnologia non può essere utilizzata in Scozia. Anche perché parliamo di un match che ha un appeal internazionale e che non verrà seguito solamente entro i confini della terra di Sant’Andrea, ma in tutto il mondo. Se gli arbitri dovessero risultare inadeguati, sarebbe un pessimo colpo per la credibilità del calcio delle Highlands. E, molto probabilmente, anche per le casse della Scottish Professional Football League…