Redazione

Da una lezione all’altra, da quella del campo a quelle dietro ai banchi. Lo sport italiano (calcio ovviamente incluso) ha bisogno di ripartire. Con programmazione, idee e investimenti. E le prestazioni non eccelse delle nostre nazionali non fanno altro che sottolineare come la volontà collettiva di una ristrutturazione del movimento sportivo tricolore sia giusta, oltre che particolarmente ben accetta. Se siamo all’anno zero, quando diventa davvero difficile far peggio, significa che però si può soltanto migliorare. Ed ecco come il CONI punta a rinnovare lo sport italiano. Partendo, ovviamente, dalle basi.

Lo sport nelle scuole

In primis va incentivata l’attività sportiva a livello scolastico. Lo sport, quindi, non più inteso come semplice hobby, quanto come parte integrante della vita dell’alunno (e di conseguenza del cittadino) sin dai primi anni di vita. Aumentare le ore di educazione fisica e creare squadre e campionati scolastici degli sport più importanti, questi gli obiettivi principali. Oltre, ovviamente, a instillare nei più giovani i valori fondanti della pratica sportiva, sia quelli strettamente legati alla persona (il rispetto, la capacità di fare squadra, etc.) che quelli legati all’attività fisica (allenamento, alimentazione, etc.). Solo partendo da una base importante, che è possibile creare attraverso l’istituzione scolastica, si può generare terreno fertile per un nuovo boom dello sport in Italia.

Le strutture

Resta una domanda che pare secondaria, ma che invece si dimostra essere fondamentale. Dove vanno ad allenarsi questi ragazzi formati per e attraverso lo sport? Servono strutture adeguate. Palestre, campi, palazzetti dello sport. E per questa ragione da parte dello stato e dei governi locali (a ogni livello) servono investimenti, anche importanti. Ma se è vero che quello sportivo è un indotto capace di generare somme importanti, pare evidente che il denaro utilizzato per la crescita del movimento è destinato a ripagarsi in tempi più o meno brevi. Sostituire le strutture attuali (a volte non proprio in condizioni ottimali) è un altro invito a praticare lo sport, piuttosto che ad allontanarsene. E una volta che il secondo step di questo piano sarà completato, arriva la terza parte, quella forse più importante.

La professionalità

La fase delle idee, del lavoro, della progettazione. Dietro un movimento sportivo vincente, ci sono dietro diverse professionalità che vanno valorizzate. Lo dimostra la Germania, che dopo il terzo posto del mondiale 2006 ha rivoluzionato il modo di intendere il calcio all’interno del paese. La creazione di centri federali (non solo calcistici) dove poter formare i tecnici che avvicineranno i ragazzi allo sport è una priorità assoluta. Gli allenatori non possono più essere volenterosi semi-dilettanti. Per una rinascita dello sport è necessario che ci sia ad ogni livello la miglior professionalità possibile. E, come messo in luce sempre dai tedeschi, sarà il caso di prendere le distanze dalla formazione prettamente fisica che è stata sempre più in voga negli ultimi anni e di tornare, finalmente, alla tecnica. Se la Germania, che prima produceva i Kohler e gli Jancker, ora sforna Kroos e Müller, significa che è possibile immaginare uno sport in cui i valori tecnici possono fare la differenza. Certo, si tratta di un processo lungo e laborioso, che probabilmente farà storcere la bocca a molti e i cui risultati non saranno subito visibili. Ma è meglio farlo partire ora, il prima possibile. Anche perché, purtroppo o per fortuna, almeno nel calcio abbiamo quattro anni di tempo per capire quanto questa rivoluzione può davvero funzionare.