Redazione

di Matteo Muoio

Un’Olimpiade attesa quasi quanto un Mondiale per il Brasile del calcio. Perché in casa, perché due anni dopo il Mineirazo e la debacle con l’Olanda, perché ad un mese dalla figuraccia in Coppa America, perché la nazionale maschile non ha mai vinto l’oro olimpico. Perché quello brasiliano è un movimento calcistico in crisi: il Mondiale manca dal 2002, la Coppa America dal 2007, l’effimero successo nella poco probante Confederations Cup del 2013 è già stato cancellato. I verdeoro non riescono più a sfornare i campioni dei decenni passati; paradossalmente, da anni sembrano più forti dietro e in mediana che dalla trequarti in su. Di mezzepunte, esterni e trequartisti bravi ce ne sono, ma, eccetto Neymar, nessuna eccellenza alla Kaka o Ronaldinho per intenderci.

Mondiale 2014, Brasile-Germania 1-7

NON E’ ANCORA NATO IL NUOVO RONALDO

Un numero 9 degno di questo nome manca dai tempi di Ronaldo: questi dovevano essere gli anni di Pato, ma la carriera del Papero s’è fermata anni fa. Grandi speranze erano quindi riposte su questa nidata olimpica, zeppa di talenti in tutti i reparti e destinata a far tornare grandi i pentacampeao. Davanti la stella Neymar, accompagnato dai nuovi craque Gabigol e Gabriel Jesus, in mezzo Thiago Maia e Walace, dietro Marquinhos, Rodrigo Caio e Zeca. Invece no, i ragazzi di Micale stanno facendo una fatica pazzesca e finora hanno raccolto 2 pareggi a reti bianche contro Sudafrica e Iraq, non proprio 2 corazzate. Neymar sembra stanco, i baby da 30 milioni non pungono e, in generale, la verdeoro olimpica sembra priva di idee e senza gioco. Certo, il 4-2-fantasia scelto da Micale probabilmente non aiuta – un centrocampista in più farebbe comodo – ma lo zero al tabellino preoccupa il popolo brasiliano, che dopo il pareggio con l’Iraq ha fischiato il capitano Neymar inneggiando a Marta, fenomeno della selezione femminile. Domani c’è la Danimarca, che guida il girone con 4 punti; il Brasile è secondo a 2 punti insieme all’Iraq, vincere è d’obbligo. Per passare il girone e trasformare i fischi in applausi.

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