Matteo Muoio

Nella notte della remuntada più incredibile della storia del calcio, quella che consegna il Barça alla leggenda, l’eroe non poteva che essere  a sorpresa. Se è vero che la stella di Neymar ora è così luminosa da oscurare pure quella di Messi, senza la zampata di Sergi Roberto al 95’oggi staremmo parlando di un Barcellona encomiabile ma fuori dalla Champions. Invece no, il ragazzo della cantera al 76’ si è alzato dalla panchina per portare in gloria i suoi; proprio lui, il calciatore meno blasonato tra quelli mandati in campo ieri da Luis Enrique, lui che per restare e giocare in questo Barcellona di fenomeni si è dovuto reinventare, conquistando il posto con tenacia e tanto impegno.

 

Dalle giovanili agli esordi con Guardiola

Classe ’92, prodotto della cantera blaugrana, dove arriva a 14 anni dalle giovanili del Gimnàstic di Tarragona. A 17 l’esordio nel Barça B, dove si rivela subito fondamentale nella promozione in Segunda Divisiòn. Di quella squadra Sergi è leader e faro del centrocampo, a 20 anni ne diventerà pure capitano. Le sue prestazioni non sfuggono a Guardiola, che il 18 novembre del 2010 lo fa esordire con i grandi nella sfida di Coppa del Re contro l’AD Ceuta, poi nell’aprile 2011 gli regala una manciata di minuti nella semifinale di Champions vinta per 2-0 contro il Real. Sembra il preludio ad una carriera luminosa, ma nella stagione successiva Guardiola lo impiega appena 4 volte tra campionato e coppe: in Champions, col Bate Borisov, arrivate pure la prima rete col Barça dei grandi. Non va meglio quando Guardiola lascia.  Nell’anno del compianto Villanova e Roura sono sempre 4 le presenze totali; nel frattempo continua a giocare con la squadra B. Inizia a vedere il campo con discreta continuità nella stagione del Tata Martino ma le sue prestazioni non convincono.

LA SVOLTA CON LUIS ENRIQUE E IL NUOVO RUOLO
Nell’estate del 2014 arriva Luis Enrique, che lo ha allenato nella formazione B. Il ragazzo dovrebbe partire in prestito, Lucho si oppone. Nell’anno del triplete, comunque, lo impiega pochissimo: 18 presenze totali tra campionato e coppe, quasi tutte da subentrato. La concorrenza è spietata, il ragazzo di Reus chiede la cessione ma l’allenatore lo invita, ancora una volta, a restare. Quindi la svolta: a centrocampo non c’è spazio ma Sergi ha grande intelligenza tattica, rapidità e forza fisica. L’età per Dani Alves comincia a farsi sentire e Aleix Vidal non convince, così Luis Enrique comincia ad impostarlo da terzino destro. La mossa è azzeccata. Nel nuovo ruolo Sergi gioca da titolare e si esprime su livelli altissimi, nella scorsa stagione è una delle sorprese del Barça e in primavera arriva pure la prima convocazione in Nazionale. In estate parte Dani Alves e la dirigenza si attiva per comprare un nuovo terzino destro. Luis Enrique però non è dello stesso avviso:“Sto bene così, Sergi è il titolare, Aleix la riserva”. Quest’anno il canterano si è confermato con buone prestazioni e rendimento costante. Un giocatore utile, fino a ieri sera. Da ieri è un eroe.

La spaccata con cui Sergi ha mandato il Barcellona ai quarti