Redazione

La notizia è di quelle particolari, in grado di mettere in dubbio addirittura alcuni dei luoghi comuni più longevi che riguardano il nostro calcio. Per la seconda volta consecutiva, una giornata del campionato di Serie A è terminata senza il buon vecchio segno X in schedina. Temporalmente parlando, l’ultimo pareggio della stagione è datato 22 ottobre, quando a San Siro Milan e Genoa hanno terminato il match a reti bianche. Può sembrare una quisquilia, ma in realtà è un evento. Anche abbastanza raro. Mai successo nella storia del campionato a 3 punti. L’ultima volta che è accaduto era durante la stagione 1971/72.

I tre punti a vittoria non hanno risolto la situazione

Da quel momento in poi, i pareggi hanno sempre (o quasi) fatto capolino tra i risultati. Soprattutto tra anni Settanta e Ottanta, quando non era raro assistere a campionati in cui molte squadre terminavano la stagione con un numero di X superiore alla metà delle partite. Anche per ovviare alla staticità (e alla noia) di molti match, dalla stagione 1994/95 la Serie A si è allineata al campionato inglese, che già nel 1981 aveva adottato i tre punti a vittoria. Ma anche questa svolta, elaborata per superare la tendenza al pareggio, non ha portato i risultati sperati (cioè più segni 1 o 2).

Ci è voluto un campionato spaccato

Ci è voluto questo strano campionato 2017/18, con i suoi valori più livellati in testa, ma inesorabilmente spaccato tra le grandi che si contenderanno lo Scudetto, molte squadre destinate ad una stagione mediocre, ma con la salvezza pressochè già in tasca, e chi dovrà faticare parecchio per restare in Serie A. E se da un punto di vista della competitività del campionato questo appiattimento del livello porta spesso a partite abbastanza scontate, soprattutto quando le prime della classe non giocano tra loro, gli spettatori si divertono un po’ di più perchè ha almeno portato più spettacolo in campo e soprattutto meno pareggi.

Squadre tranquille, meno pareggi

Già, perchè quando si affrontano squadre che a questa Serie A hanno ben poco da chiedere, se non un’annata tranquilla di media classifica, non c’è più l’ansia del risultato. E quando conquistare tre punti o rimanere con un palmo di naso cambia poco in ottica di graduatoria, i contendenti in campo giocano con maggiore serenità. I risultati sono partite aperte, spesso e volentieri anche piene di reti, in cui le difese sembrano particolarmente allegre e gli attacchi (e gli attaccanti) si divertono ancora di più. Il che certamente dà un’impressione del nostro calcio un po’ più scintillante, visto dall’esterno, e nasconde (ma neanche troppo) la mediocrità che dall’interno invece si riesce ad analizzare con semplicità.

Chi nel lontano 1994 pensava di risolvere l’annoso ed endemico problema dei pareggi spingendo sulla necessità di vincere, non ha ottenuto quel che voleva. È stato necessario non aver più bisogno di farlo, della serenità di poter rinunciare al punticino, che tante volte nella storia della Serie A ha fatto la differenza. Dimostrazione che spesso e volentieri la soluzione migliore è decisamente quella che non ti aspetti.