Redazione

La domenica che chiude la straordinaria era calcistica di Francesco Totti segna pure la fine del campionato 2016/2017. Il miracolo finale lo ha fatto il Crotone che batte la Lazio, quinta nella classifica finale, e resta in serie A. Crollo a Palermo dell’Empoli, che finisce in serie cadetta. Una stagione che ha visto il dominio bianconero espandersi anche in Europa e che, di fatto, sancisce la definitiva promozione della Juve di Allegri tra i top club del continente; Roma e Napoli hanno fatto da vere antagoniste per un po’, poi il loro campionato è diventato una sfida diretta per la seconda piazza. Malissimo l’Inter, che dopo l’avvio shock con De Boer sembrava addirittura lanciarsi all’assalto del terzo posto grazie agli effetti della prima cura Pioli; sfumato l’obiettivo, quasi impossibile, in primavera la squadra è crollata e chiuderà settima o ottava. Un po’ meglio il Milan, che si consola con i preliminari di Europa League. Splendida l’Atalanta di Gasperini, che l’Europa League diretta se l’è guadagnata con giovani e bel gioco. Ecco i promossi e bocciati della stagione 2016/2017.

Dzeko-Roma-capocannoniere

Dzeko, capocannoniere stagionale con 29 gol

Juve perfetta, goduria Atalanta e Lazio. E il Chievo…

La Juve è stata praticamente perfetta, ne abbiamo scritto molto e non serve aggiungere altro; addirittura ieri è riuscita pure a mandare in gol il primo classe 2000 della storia. Il Napoli, terzo, non migliora quanto fatto l’anno passato, eppure a Castel Volturno possono dirsi parecchio soddisfatti, forse più che a Trigoria; Sarri è riuscito a sopperire alla cessione di Higuaìn e all’infortunio del suo sostituto scoprendo Mertens devastante falso nueve. Il folletto belga ha segnato più dello stesso Higuaìn, la squadra gioca il miglior calcio d’Italia e, grazie ai tanti giovani in rosa, ha prospettive importanti. Bene anche la Lazio. Inzaghi ha ricostruito dalle ceneri dell’uragano Bielsa e ha condotto i suoi ad una stagione esaltante, oltre ogni aspettativa, almeno stando alle premesse iniziali: record di punti e gol fatti nella gestione Lotito, tanti giovani messi in mostra, alcuni esplosi definitivamente – Keita e Milinkovic – Europa League conquistata e una finale di Coppa Italia conquistata ai danni dei cugini giallorossi. La più bella espressione calcistica di questo campionato è a Bergamo. Gasperini ha vestito l’Atalanta da vera Dea e l’ha riportata in Europa dopo 26 anni; non tanto una sorpresa, ma la dimostrazione di come si possa fare bene con programmazione e cura del vivaio. Il Milan torna in Europa dopo 3 anni, dai preliminari di Europa League certo, ma già è qualcosa. Probabilmente non si poteva fare di più, dopo un inizio esaltante i valori reali della rosa sono venuti fuori e la squadra ha risentito pure della lunga querelle closing. A dicembre, poi, Montella tornava da Doha con la Supercoppa italiana. Menzione necessaria per il Chievo di Maran: in estate aveva speso zero euro sul mercato e a gennaio era già salvo. Basta questo.

Papu Gomez, miglior marcatore dell’Atalanta con 16 gol

NEL LIMBO
Avessimo dovuto pensare alla classica sorpresa di stagione, ad inizio campionato in molti avrebbero puntato sul Toro di Mihajlovic. L’uomo giusto nel posto giusto: buona squadra, alcune ottime individualità, un bomber come Belotti. Invece i granata hanno giocato un campionato quasi anonimo, praticamente mai in lotta per l’Europa e, da dicembre, sempre tra l’ottavo e il decimo posto. Subito dietro viene la Samp di Giampaolo. Qui il giudizio va spartito tra un 6 pieno per quanto fatto sul campo e un 8 al mercato. I doriani sono lì, a metà classifica, non hanno eccelso ma si sono tolti belle soddisfazioni con vittorie di prestigio contro Inter e Milan a San Siro e Roma al Marassi. Soprattutto, Giampaolo e Osti hanno costruito una squadra giovane e di grandissima prospettiva: Schick il pezzo pregiato, poi i vari Praet, Bruno Fernandes, Linetty, Torreira, per chiudere con i difensori Skriniar e  BereszyńskiPlusvalenze e futuro assicurato per i blucerchiati. Il Sassuolo ha vissuto – non benissimo – la prima esperienza europea, in campionato ne ha risentito  parecchio e la squadra ha sempre transitato nella parte sinistra della classifica, ritrovando bel gioco e buoni risultati solo nell’ultimo mese. A Reggio comunque c’è un progetto chiaro, che andrà avanti con o senza Di Francesco. Con la salvezza, ma anche se non fosse arrivata, il Crotone ha mostrato coraggio e grande dignità. I calabresi partivano da assoluta matricola e l’organico era il meno attrezzato del campionato. 20 punti nelle ultime 9 partite, una media europea che testimonia come i ragazzi di Nicola abbiano provato a crederci fino all’ultimo, arrivando al sorpasso sull’Empoli che a marzo vantava 11 lunghezze di vantaggio. Peccato ci abbiano messo così tanto ad ingranare.

Patrik Schick, 11 gol in campionato

INTER E ROMA DELUSE, PESCARA E PALERMO DA HORROR
Anche col secondo posto, la stagione della Roma di Spalletti non può dirsi soddisfacente al 100%. Alla piazza il leit-motiv che arrivare subito dopo questa Juve è un gran risultato non basta più. E se è vero che con la Juve ancora non si può competere, nelle coppe si doveva fare molto di più; la finale di Europa League non era impresa impossibile, il doppio confronto di Coppa Italia perso contro la Lazio pesa tantissimo. Anche dell’Inter si è già scritto tantissimo e, al netto delle attenuanti cambio di proprietà-allenatori-ecc., basta un dato per capire appieno il fallimento nerazzurro: 115 milioni per un settimo-ottavo posto. Pescara e Palermo sono state protagoniste – forse comparse – principali di una delle corse salvezza meno entusiasmanti di sempre. Per i siciliani sembrava un destino ineluttabile da agosto, quando cominciava ad apparire su schermi e giornali l’11 di partenza: un’armata Brancaleone allo sbaraglio. Zamparini, tra gli immancabili esoneri e un tragicomico mercato invernale, non ha fatto nulla per rimediare, anzi. Poi è arrivato Baccaglini, che si è tatuato lo stemma rosanero ma ancora non ha chiuso l’acquisto del club. Povera Palermo. Il Delfino, semplicemente, non ha capito di essere salito dalla B. Oddo non ha trovato la quadra, i migliori giocatori hanno sofferto il salto e hanno mollato prestissimo. Per vincere una partita sul campo ci hanno messo sei mesi, quando in panchina sedeva già Zeman, chiamato da Sebastiani per riprogrammare dalla serie cadetta. Avversarie del genere hanno permesso all’Empoli di tenere ancora un piede e mezzo in Serie A fino all’ultima giornata. Vero, Martusciello quest’anno aveva in mano la versione più scarsa degli azzurri da quando sono risaliti nel massimo campionato, ma i 28 gol fatti – nessuno così male nei 5 maggiori campionati europei – rendono bene l’idea della qualità del gioco espresso.

inter pirelli

24 gol in campionato per Mauro Icardi