Francesco Cavallini

Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé.

Questo incipit è scolpito nella memoria e nella mente di milioni di persone. Nella sua semplicità racchiude il mondo del tifoso, di chi ama il calcio alla follia. È una frase vera, così drammaticamente realistica che è quasi naturale che sia l’inizio di un romanzo. Solo che così normale non è, dato che prima di mister Nick Hornby nessuno aveva mai osato mettere per iscritto l’amore per il football. Perchè per il mondo della letteratura, della cultura e dell’arte, narrare della passione per i famigerati ventidue idioti che corrono dietro una palla non era contemplabile. E invece la penna di Hornby lo rende accettabile, addirittura alla moda. È lo sdoganamento del valore culturale del calcio, che fino ad allora era relegato a oppio dei popoli e passatempo per le masse. Se esiste una letteratura calcistica (non la saggistica o la catalogazione), lo dobbiamo a Febbre a 90°, pubblicato nel 1992, un anno dopo il secondo titolo dell’Arsenal di George Graham.

Già, l’Arsenal, il vero protagonista del libro. Che è narrato attraverso l’esperienza personale e quasi mistica di Hornby stesso, le sue manie, le sue piccole grandi storie legate alla frequentazione di Highbury, l’intersecarsi di vittorie e sconfitte dei Gunners con quelle personali dell’autore. Ma anche se ogni riga trasuda dello spirito del club, il volume travalica sia il confine della personalizzazione (perchè chiunque può immedesimarsi nell’esultanza forsennata per una rete all’ultimo minuto) sia quello ben più ostico del campanilismo da tifoseria. Per quanto Febbre a 90° sia indissolubilmente legato all’Arsenal, non esiste infatti la possibilità che risulti “antipatico”, persino a qualcuno il cui cuore magari batte per il Tottenham. Perchè in fondo una vittoria o una sconfitta sono uguali per tutti, non importa la categoria o il blasone. La passione, l’atmosfera dello stadio, la vita del tifoso sono valori comuni e la narrazione di Hornby non fa altro che far affiorare nel lettore le proprie esperienze e creare una profonda empatia, con quasi la sensazione di avere accanto lo stesso Nick, che con una mano sulla spalla chiosa “ti capisco fratello, non sei solo“.

Nick Hornby, autore di bestseller come Febbre a 90° e Alta Fedeltà

Ed il racconto parte con il protagonista appena bambino, portato allo stadio quasi per caso, e che vede la sua vita totalmente scossa dallo spettacolo del calcio. Inizia così una lunga traiettoria, una vita calcistica, che poi è quella di tutti noi. Noi che iniziamo a tifare in tenerissima età e non possiamo fare altro che innamorarci dell’idolo del momento, del Charlie George o del Marco van Basten di turno. Crescendo, il football diventa multidimensionale e quella che era la felicità di andare a vedere la squadra del cuore può diventare estasi, ma anche rabbia o delusione. E a volte arriva anche quell’attimo in cui, per dirla con parole di Hornby, non capisci se la tua vita fa schifo perchè la tua squadra non vince o se la tua squadra non vince perchè la tua vita fa schifo. Si corre persino il concreto rischio di disamorarsi, di arrivare alla saturazione e decidere di mollare. Eppure l’amore per il calcio può fare dei giri immensi, ma ritorna sempre, ricominciando a contribuire a riempire le nostre giornate. Finchè non arriva il momento della gioia infinita, quello che segna per sempre il tifoso e la persona, l’attimo in cui la passione si sublima nella più assoluta gioia. Che può essere un campionato o una coppa, ma anche una vittoria schiacciante contro una squadra nettamente più forte o un punto che vale una salvezza insperata.

E quindi festeggiamo i sessant’anni di Nick Hornby come faremmo con la rete di un compagno di squadra, con gioiose pacche sulle spalle e tante fragorose risate. Ma soprattutto con la consapevolezza che a renderci così simili c’è una passione infinita, che il buon Nick ha provveduto a raccontare al mondo in vece nostra, incanalando ogni singola emozione nelle pagine di un libro che a venticinque anni dalla pubblicazione è già un classico senza tempo, una lettura che non può mancare a chiunque ami il calcio. Perchè c’è un qualcosa che ci lega indissolubilmente ed una verità che ci unisce, indipendentemente dall’età, dal campionato o dalla squadra del cuore…

– Senti…mica dobbiamo andare a vedere la partita tutte le volte che vengo a Londra, ti pare? Pensavo l’avessimo superata questa fase.
Noi non supereremo mai questa fase.

Happy birthday Nick!