Francesco Cavallini

Il triplete non è una cosa semplice. Per capirlo basterà notare che due delle squadre più dominanti di tutti i tempi, il Real di Di Stefano e il Milan di Sacchi, non sono riuscite a portare a casa questo storico risultato. Ogni triplete è frutto di una stagione unica, a volte irripetibile, in cui tutto quanto è al posto giusto al momento giusto. Ogni partita, ogni singolo risultato è un mattoncino verso la storia, anzi, la leggenda. Sette volte il miracolo sportivo è riuscito, a sei club diversi. La Juventus potrebbe aggiungersi a questo prestigioso elenco, battendo nella notte di Cardiff il Real Madrid. Che potrà anche vincere e diventare la prima squadra a difendere con successo la Champions League, ma per il tris dovrà per forza di cose riprovare l’anno prossimo.

Sette triplete, dal Celtic di Stein al Barcellona di Luis

1967 – Celtic Glasgow

In principio era il treble. Già, la dicitura spagnola è arrivata molto più tardi. E non è un caso che all’inizio si utilizzasse quella in inglese, perchè la prima squadra a conquistare campionato, coppa nazionale e Coppa dei Campioni è stata, udite udite, il Celtic di Jock Stein, che nel 1967 si toglie anche lo sfizio di diventare il primo club britannico ad alzare il trofeo. Certo, la Division One e la Scottish Cup non devono essere stati complicatissimi per gli Hoops, che in patria avevano appena cominciato il ciclo vincente che li avrebbe portati a ben nove scudetti consecutivi. Ma la Coppa dei Campioni 1966-67, la prima in cui viene assegnato l’iconico trofeo dalle grandi orecchie, non è una passeggiata per Johnstone e compagni.

Sedicesimi e ottavi di finale vengono superati con relativa facilità, ma ai quarti l’ostacolo è più duro del previsto. Gli jugoslavi del FK Vojvodina, guidati dal leggendario Vujadin Boškov, sfruttano il fattore campo a Novi Sad e a Celtic Park ci vuole una rete al novantesimo di McNeill, dopo il vantaggio di Chalmers, per evitare l’incubo della ripetizione (all’epoca niente supplementari). In semifinale c’è il Dukla Praga, regolato con un 3-1 casalingo e uno 0-0 in Cecoslovacchia. Nella finalissima di Lisbona il Celtic si trova di fronte la Grande Inter di Helenio Herrera, che passa in vantaggio su calcio di rigore, con Mazzola che trasforma dagli undici metri. Ma il catenaccio nerazzurro non regge all’urto degli attacchi scozzesi e prima Gemmell e poi il solito Chalmers trafiggono Sarti, portando il trofeo a Glasgow e con esso il primo storico treble.

1972 – Ajax

Evidentemente l’Inter porta fortuna, perchè è l’avversaria in finale anche dell’Ajax, che nel 1972 vince la sua seconda Coppa dei Campioni consecutiva e porta a casa il primo ed unico triplete della storia del glorioso club olandese. Il campionato è una passeggiata per i Lancieri, che perdono solo un match e trionfano anche grazie alle venticinque reti di Johan Cruijff. La Coppa d’Olanda viene assegnata contro il Den Haag al De Kuip di Rotterdam, casa del Feyenoord, acerrimo rivale del club di Amsterdam. Il match è più complicato del previsto, ma gli uomini di Kovacs portano a casa il trofeo con un 3-2 e possono arrivare al 31 maggio con la speranza di una storica tripletta.

E anche il match che vale la leggenda si gioca al De Kuip, il 31 maggio 1972. L’Ajax giunge alla finalissima dopo un cammino relativamente tranquillo, eliminando Dinamo Dresda, Marsiglia e Arsenal nei primi tre turni. Solo la semifinale è complicata, ma basta una rete di Swart ad Amsterdam per avere ragione del Benfica. Ed ecco quindi l’Inter. Mazzola e Facchetti sono ancora lì, in panchina non c’è più Herrera ma Invernizzi. Purtroppo per i nerazzurri, dall’altra parte c’è un Cruijff in giornata di grazia, che con una doppietta firma la vittoria che permette all’Ajax di difendere con successo la Coppa e di ottenere il triplete, in quella che è spesso considerata la partita in cui il Calcio Totale degli olandesi ha raggiunto il suo apice.

1988 – PSV

In attesa della Juventus, l’Olanda è l’unica nazione che è riuscita nell’impresa con due squadre. Il terzo triplete della storia è infatti firmato Guus Hiddink, che nel 1988 con il suo PSV domina i Paesi Bassi e tutta l’Europa. È l’altro anno di grazia del Voetbal oranje, dato che nella squadra di Eindhoven ci sono parecchi calciatori che nell’estate tedesca conquisteranno il campionato europeo. Se per il PSV l’Eredivisie, complice un Ajax ormai indebolito dagli acquisti milionari del Milan, è una formalità, non si può dire lo stesso delle altre due competizioni.  In Coppa d’Olanda ci vogliono i supplementari per aver ragione del coriaceo Roda JC. 

Ma il cammino in Coppa Campioni è ancora più tirato. Gli olandesi arrivano infatti in finale senza vincere nessuna delle quattro gare precedenti. Bastano due coppie di risultati identiche, 1-1 esterno e 0-0 casalingo, per estromettere dall’Europa prima il Bordeaux e poi il Real di Butragueño e Hugo Sánchez. La finalissima di Stoccarda contro il Benfica segue lo stesso canovaccio, uno 0-0 per niente spettacolare che si trascina stancamente ai rigori. I primi cinque vanno a segno per entrambe le squadre. Poi l’eroe diventa van Breukelen, che para il debole tiro di Veloso e regala ai suoi il pass per la leggenda.

1999 – Manchester United

Tutto all’ultimo respiro. Forse tranne la FA Cup, ma anche qui ci sarebbe da discutere. Il primo treble assegnato dalla Champions League va al Manchester United di Sir Alex Ferguson, che completa la stagione perfetta al Camp Nou di Barcellona battendo il Bayern Monaco in una delle finali più incredibili della storia della competizione. I Red Devils arrivano all’atto finale dopo una Premier League tiratissima, in cui hanno superato l’Arsenal alla penultima giornata, e per vincere il titolo sono stati costretti a una difficile rimonta contro il Tottenham nell’ultimo match di campionato. La finale di FA Cup con il Newcastle è più semplice, ma in semifinale ci sono voluti i supplementari del replay (ed un gol da cineteca di Giggs) per aver ragione dei Gunners.

Neanche quello in Champions è un cammino comodo. Il girone è infernale, contro Barcellona e Bayern. Poi arrivano le due sfide con le italiane, prima l’Inter di Gigi Simoni e poi la Juventus di Lippi e Conte. Il doppio confronto con i bianconeri è epico, con lo United che a Torino è costretto a rimontare due reti di Pippo Inzaghi per raggiungere i bavaresi in finale. Il resto, come si suol dire, è storia. Prima la rete di Basler, poi in pieno recupero Teddy Sheringham e Ole Gunnar Solskjær nell’arco di due minuti fanno impazzire i tifosi inglesi completando una rimonta inimmaginabile e consegnando ai Red Devils la Coppa ed un faticoso ma meritato triplete.

2009 – Barcellona

Nel maggio 2009 i blaugrana, con in panchina Pep Guardiola, firmano il primo dei loro due triplete, quello che crea la consuetudine di definire il tris con il termine spagnolo. È probabilmente uno dei più semplici, vista la facilità con cui Messi e compagni si liberano degli avversari in ogni competizione. La Liga termina con il Barça avanti di nove punti rispetto al Real, cortesia delle 53 reti in campionato della coppia formata dalla Pulce e da Samuel Eto’o. La finalissima di Coppa del Re, quella dei fischi all’inno nazionale costati il posto alla produzione TV, è quasi una formalità, nonostante il vantaggio dell’Athletic Bilbao dopo appena otto minuti. Finirà 4-1.

Eppure c’è un momento, prima della trionfale finale di Roma, in cui tutto sta andando storto. La semifinale contro il Chelsea di Hiddink è lo scoglio più duro. Dopo lo 0-0 casalingo, il ritorno sembra uno psicodramma. Rete di Essien dopo neanche dieci minuti, rosso ad Abidal a metà secondo tempo e i Blues (a cui a fine partita mancheranno almeno due rigori sacrosanti) sempre all’attacco. Poi in pieno recupero ci pensa Don Andrés Iniesta con la seconda rete più importante della sua splendida carriera, a spedire il Chelsea all’inferno e il Barça a Roma. La finale non ha storia, prima Eto’o e poi Messi di testa sigillano una stagione perfetta per gli uomini di Guardiola.

2010 – Inter

Subito dopo il triplete catalano, uno dei protagonisti di quella cavalcata arriva alla Pinetina. È Samuel Eto’o, che l’Inter di Mourinho acquista nell’ambito dell’operazione che porta Ibrahimovic al Camp Nou. I nerazzurri hanno messo su una rosa fortissima, ma il loro strapotere in campo nazionale viene messo in dubbio dalla Roma di Claudio Ranieri, che lotta fino all’ultimo su entrambi i fronti. Lo Scudetto per l’Inter arriva solo all’ultima giornata (dopo il clamoroso crollo giallorosso contro la Samp) e la Coppa Italia viene decisa da una rete di Diego Milito, mattatore della stagione, nella quinta finale in sei anni tra le due squadre.

Diverso il discorso nella competizione continentale. Il portoghese si conferma ulteriormente uomo di coppa e i suoi ragazzi mostrano un cammino non entusiasmante, ma certamente efficace. Nel girone i punti che fanno la differenza sono quelli di Kiev, quando l’Inter, sotto di una rete, trova due spunti vincenti nei cinque minuti finali. Gli ottavi e i quarti di finale contro Chelsea e CSKA Mosca sono perfetti esempi di una squadra nerazzurra cinica, modellata sul suo allenatore. La semifinale contro il Barça del grande ex Ibra è l’apoteosi, 3-1 in rimonta a San Siro e poi barricate in Catalogna in 10 contro 11 dal minuto 28. Al Santiago Bernabeu un doppio Milito stende il Bayern e l’Inter può così fregiarsi del titolo di prima (e finora unica) italiana a riuscire nell’impresa.

2013 – Bayern Monaco

Jupp Heynckes lascia col botto. In quello che è il suo ultimo anno da allenatore, il tecnico tedesco regala ai tifosi bavaresi un treble che neanche il grande Bayern di Lattek, Cramer e Beckenbauer era riuscito ad ottenere. Un dominio netto, incontestabile, sia in Germania che in campo europeo. Basti pensare che la Bundesliga viene matematicamente decisa a inizio aprile, con ancora sei giornate da disputare. Lahm e compagni termineranno il campionato con ben venticinque punti di vantaggio sul Borussia Dortmund secondo. In finale di Coppa di Germania la resistenza dello Stoccarda dura quaranta minuti, prima dell’inevitabile trionfo bavarese.

Il cammino europeo è anch’esso netto, se si esclude l’ottavo di finale contro l’Arsenal di Wenger, che si arrende agli uomini di Heynckes solo per la regola delle reti segnate in trasferta. Ma poi il ruolino di marcia dei tedeschi diventa impressionante. La Juventus rimedia un 4-0 complessivo nei quarti, ma fa meglio del Barça di Guardiola, che ne becca addirittura 7 in due partite di semifinale. A Wembley va quindi in onda un inedito derby teutonico, con i rivali casalinghi del Borussia pronti all’impresa. Non sarà così, perchè una rete di Robben quasi allo scadere decide il match, fino a quel momento, fermo sull’uno a uno, iscrivendo per la prima volta il nome del Bayern nell’ipotetico albo d’oro dei triplete.

2015 – Barcellona

La fortuna del principiante? Le opinioni al riguardo sono abbastanza contrastanti. L’arrivo di Luis Enrique sulla panchina del Barça coincide con il secondo triplete, che rende il club catalano l’unico ad aver raggiunto tale risultato per due volte. Il cammino è simile a quello del 2009, con la differenza che stavolta la Liga non è così a senso unico. Il Real arriva a due sole lunghezze da Messi e compagni, ma è costretto ad inchinarsi al ventitreesimo titolo nazionale dei culès. Esattamente come sei anni prima, tocca all’Athletic Bilbao l’onore delle armi in Coppa del Re, con Neymar grande protagonista.

Anche in Europa ben pochi patemi d’animo per i blaugrana, che passano il girone con 15 punti su 18, per poi aver ragione di Manchester City, Paris Saint-Germain e Bayern Monaco nella fase a eliminazione diretta. Ad attenderli all’Olympiastadion di Berlino c’è la Juventus di Allegri, per quella che è la seconda  finale della storia che per forza di cose assegnerà un treble (la prima quella del 2010), oltre al torneo in sé. Coppa e tris vanno a Barcellona, perchè la MSN ha la meglio sulla BBC, nonostante il nome della Pulce non sia tra i marcatori della finalissima. Una delusione cocente per i bianconeri, che però a Cardiff avranno voglia e occasione di rifarsi.